Il Tirreno

Empoli

Il trionfo di un fantastico Empoli

di David Biuzzi
Il trionfo di un fantastico Empoli

Lezione al Napoli: gli azzurri straripano e ora la matematica salvezza è solo un dettaglio

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EMPOLI. La scommessa è vinta: l’Empoli è salvo. Ha scalato una montagna che, mesi fa, sembrava l’Everest e lo ha fatto scegliendo la via più bella e difficile. Quella del gioco. Già, proprio l’arma che aveva permesso alla brigata di Sarri di sedersi al tavolo dei grandi. È vero, qualcuno potrebbe obiettare che, numeri alla mano, manca un punto (sono 14 quelli di vantaggio sulla coppia Cagliari-Cesena, sono 15 quelli che restano a disposizione di tutti) ma è chiaro che è un dettaglio, solo un dettaglio. La certificazione potrebbe arrivare addirittura senza giocare, in settimana, o nello strano mercoledì pomeriggio di Torino. Ma poco importa. Arriverà. Arriverà di sicuro.

Uno spettacolo. Anche perché, si sa, il calcio non è una scienza esatta e i numeri non dicono tutto. Il resto, l’importante, lo dice il campo. E la notte del Castellani dice che l’Empoli è uno spettacolo. Una meraviglia. Tanto da prendersi anche lo scalpo di una big, il Napoli, al termine di una partita dominata, divertente e, sostanzialmente, decisa in un primo tempo fantastico. Quello in cui Maccarone e soci scavano un solco incolmabile. Perché i partenopei vengono surclassati in lungo e in largo, sotto ogni punto di vista. Cioé a livello fisico, tecnico e tattico. Merito di un gruppo che non finisce più di stupire, di regalare imprese ed emozioni. Ma anche del suo condottiero, al secolo Maurizio Sarri. Che il giocattolo lo ha creato e anche a Benitez impartisce lezioni di calcio. Mentre il suo Empoli si muove con come un ingranaggio perfetto e ogni uomo sa perfettamente quello che deve fare (con la palla e senza, quando attacco e quando difende), il Napoli fa la figura di un’armata Brancaleone che cerca l’acuo di una delle sue stelle (e ne ha davvero tante) ma non riesce mai a capire da che parte arriverà il pericolo. Così la luce non l’accende né Higuain nè Hamsik, né Martens né Callejon. No, a brillare sono Saponara (uno “scarto” del Milan), Maccarone (un “pensionato”, Croce (uno arrivato in serie A a più di 30 anni e, francamente, non si capisce perché). Il primo tempo dell’Empoli, insomma, è una dimostrazione di forza impressionante, imprevedibile, netta. «Ma questo sembra il Bayern», commenta qualcuno in tribuna. E, francamente, c’è poco da obiettare. Stavolta, infatti, il bello diventa anche pratico e la netta supremazia azzurra viene certificata anche dai gol.

In controllo. Quando il Napoli comincia a giocare, insomma, è già il secondo tempo e, più che altro, succede perché l’Empoli è una squadra comunque formata da uomini e allenta un minimo sia a livello di gamba che di testa. Nel frattempo Benitez comincia a correggere i suoi (peccato per il silenzio stampa, perché bisognerebbe chiedergli almeno una cosa: ma perché non ha previsto non una marcatura ma almeno una copertura su Saponara?) e a gettare dentro attaccanti su attaccanti. Un autogol sfortunato (l’unico dei 3 della serata) riapre i giochi per una manciata di minuti, anche perché Sarri si ritrova con 2 o 3 giocatori acciaccati sul campo. La sofferenza, però, dura il tempo di un amen, di un’occasione sprecata da Maggio e del passaggio al 4-5-1. Nella notte perfetta, infatti, l’Empoli riesce anche a gestire il momentaccio, abbassandosi e concedendo qualcosa, ma il minimo sindacale. Il poker rimette le cose a posto, il gol irregolare di Hamsik permette agli ospiti di evitare l’imbarcata, ma solo numericamente. Perché al Castellani di grande c’è stato solo questo incredidile, impareggiabile, fantastico Empoli. Forse il più bello che si sia mai visto.

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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