Il presidio
Mchedlidze vuole altri gol «Magari quelli... normali»
Dallo straordinario “scorpione” col Genoa alla rete-record segnata al Sassuolo il gigante georgiano non riesce proprio ad essere un giocatore come tanti
EMPOLI. Se fossimo dentro un film lui, che la faccia da cinema ce l’ha davvero, si presenterebbe con il colletto alzato, lo sguardo da duro e con un filo di voce direbbe: «Mi chiamo Levan, Levan Mchedlidze e per me è impossibile essere banale». Già, perché la normalità non sembra proprio far parte della vita del gigante (buono) di Tbilisi.
Prendete la sua carriera: arrivò da ragazzino con le stimmate dal talento, si era perso per strada per un carattere forse un po’ troppo bizzoso, è riemerso diventando uomo (e padre di famiglia) prima ancora che giocatore, ha lottato contro una serie di infortuni che avrebbe steso un toro e, passo dopo passo, sta dimostrando di esserci, di valere qualcosa di più e di diverso dalla facile etichetta di «eterno talento». Ma la anormalità - nel senso letterale della parola - non riguarda solo la sua storia personale, ma anche il suo mestiere: i gol.
Ne segna pochi, è vero, e lui è il primo a saperlo. Ma il punto è che proprio non riesce a farne di normali. Quindi si passo dal primo acuto in serie A segnato proprio in casa della Juve (con la maglia del Palermo) allo straordinario “scorpione” nel match di Coppa Italia contro il Genoa per arrivare allo spunto dell’ultima di campionato, quello contro il Sassuolo. Rete che è entrata nella storia della serie A come la più veloce di un giocatore subentrato: dal suo ingresso alla sua esultanza sono passati 13 secondi e 20 centesimi. «È proprio vero – conferma Mchedlidze con l’immancabile sorriso che accompagna le sue giornate – le cose normali non mi riescono. Col Sassuolo, in effetti, il gol era facile, soprattutto in confronto a quello segnato al Genoa, ma c’è questa storia del tempo. Chissà, forse il mio problema è proprio questo: le cose semplici non mi vengono e così segno poco. Devo sforzarmi e cominciare a fare i gol normali».
Intanto quello al Sassuolo è stato speciale ed era anche molto atteso...
«È vero. Lo aspettavo da un po’. Ma il merito è stato quasi tutto di Saponara. Si è smarcato bene sulla fascia e prima di metterla mi ha guardato. Ha capito dov’ero, come mi sarei mosso e l’ha messa nel posto giusto coi tempi giusti».
Sul record, però, resterà il suo nome...
«È una soddisfazione, però m’interessa di più non fermarmi qui. Per questo ribadisco che ora ho bisogno di cominciare a segnare gol normali».
Alla Juve, e Buffon, ne ha già segnato uno importante.
«Già. Il mio primo in A per la vittoria del Palermo. Ma era un altro stadio, un’altra storia».
Quindi ci riproverà?
«Ci proverò sempre, tutte le volte che mi guadagnerò l’opportunità di giocare. A partire da sabato, anche se tutti noi sappiamo bene che la partita in casa della Juve sarà durissima».
Come lo è stata Georgia-Germania?
«Quasi, ma l’Empoli ha un altro tipo di gioco e un’altra mentalità. Quindi ci proveremo comunque. In nazionale, invece, è stato bello sfidare i campioni del mondo. Più che altro io li ho guardati, perché la palla non mi arrivava mai, ma è stato comunque bello. Soprattutto il duello con Boateng».
@DavidBiuzzi
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