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Croce è felice di stupire «Ma ora voglio i punti»
È arrivato fra i grandi a 32 anni e 180’ gli sono bastati per dimostrare di meritarlo «Per tutti noi è importante aver acquisito la consapevolezza di poterci stare»
EMPOLI. Scoprirsi grande a 32 anni. O meglio, scoprirsi... da grande. Cioé degno, assolutamente degno, di giocare il calcio dei big, di stare in mezzo al campo in mezzo a campioni del mondo e talenti celebrati in Italia e in Europa. Una bella favola? No è quello che è capitato e sta capitando a Daniele Croce.
Lui, il Prestigiatore, fra i tanti esordienti dell’allegra brigata di Sarri è il più in avanti con gli anni. Il paradiso del pallone, insomma, lo ha inseguito per una vita (calcistica) o quasi. Ci ha sempre creduto - almeno così dice lui - anche se è probabile che i momenti di scoramento non siano mancati. Ma, alla lunga, i conti tornano. Il lavoro paga e, soprattutto, l’incontro con Sarri prima e l’arrivo a Empoli poi (qualche anno dopo) hanno materializzato il sogno. Croce, ovviamente, ci ha messo soprattutto del suo e, infatti, dopo i primi 180 minuti di campionato ha già dimostrato, un po’ come tutta la squadra, di esserci a pieno titolo.
«In effetti – spiega – da questo punto di vista, ma solo da questo, posso essere soddisfatto. Il rischio per molti di noi, ma soprattutto per me che ho qualche anno in più sulle spalle, era quello di pagare dazio all’emozione. Di partire col piede sbagliato e poi faticare tanto a riprendersi. Invece, a livello di prestazioni, sono soddisfatto di quello che sto facendo e, soprattutto, di quello che sta facendo l’Empoli».
Ma non sono tutte rose e fiori...
«Già. Purtroppo i punti non sono arrivati, anche se a mio avviso non meritavamo di perdere né a Udine né contro la Roma. Coi rimpianti, però, non si costruisce una salvezza. Quindi dobbiamo ripartire da quello che di buono abbiamo fatto, cercare di limitare le disattenzioni, perché in serie A basta poco per pagare dazio, e cominciare ad essere più concreti, più cinici».
Ovviamente a partire da Cesena.
«Naturale. Anche se, sia chiaro, non è detto che siccome abbiamo messo in difficoltà la Roma sarà sicuro fare risultato al Manuzzi. Sarà tutta un’altra partita, per certi versi anche più difficile, e dobbiamo prepararla al meglio. Se una cosa positiva queste due giornate l’hanno detta è proprio che, lavorando bene in settimana, possiamo fare bene contro qualsiasi avversario».
Ma, visto che siamo solo alla seconda giornata, non è forse questa la cosa più importante?
«Sì, probabilmente sì. Avere 1 o 2 punti non ci avrebbe cambiato la vita. Avere la consapevolezza di poterci stare, di giocarela, forse sì».
E lo dice a ragion veduta...
«Ripeto, sono contento di quello che sto facendo. Ma l’importante è continuare».
Giusto, però mettere in difficoltà uno come Pjanic...
«Dopo Iniesta è il mio giocatore preferito. Sono loro i più forti nel ruolo di interno, quello che poi è diventato il mio. Almeno fra i giocatori più tecnici che fisici».
In campo ha dovuto rincorrerla sempre...
«Beh non esageriamo, però credo di avergli creato delle difficoltà».
Poi avete pure scambiato le magliette.
«Sì, gliel’ho chiesta ed è stato gentile».
Per quello che si è visto in campo, però, almeno stavolta doveva essere Pjanic a chiederla a Croce...
@DavidBiuzzi
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