La carica di Guarente «Mi rimetto in gioco»
Le motivazioni e gli stimoli del nuovo centrocampista
EMPOLI. Rimettersi in gioco, famiglia, impegno. Sono le corde che Tiberio Guarente tocca nella sua prima apparizione da calciatore dell’Empoli e, soprattutto, sono termini significativi.
Si capisce, cioé, perché le strade del centrocampista toscano («sono nato a Pisa e abito in provincia di Livorno: per evitare guai mi definisco sempre così...», spiega) e degli azzurri si siano incrociate. C’è un filo neanche tanto sottile che li lega perché è proprio su questi valori, al di là di quelli tecnici, che la Sarri-band vuole e deve costruire la sua salvezza. Insomma la prima impressione - poi, ovviamente - sarà il campo a dare il suo responso - è che il ds Carli e il team manager Accardi (che consuma il suo debutto da dirigente presentando il giocatore) abbiano pescato bene. E, fidatevi, anche in questo caso il termine “pescato” non è scelto a caso. È, infatti, la seconda grande passione di Guarente. «In effetti – sostiene – prima mi definivo un pescatore prestato al calcio, ora penso il contrario».
Meglio. Perché di calciatori ha bisogno l’Empoli. Ma devono essere anche uomini. Capaci, magari, di strappare un contratto da quasi 1 milione di euro per firmarne uno da molto meno (circa 250mila) e per un solo anno, con rinnovo solo in caso di salvezza. Guarente, insomma, ha motivazioni e grinta da vendere. Ed è per questo, oltre alle sue qualità e alla sua esperienza, che ieri ha consumato il suo primo allenamento al Castellani (insieme a Shekiladze e in compagnia del professor Selmi). «Volevo rimettermi in gioco – sottolinea – e questo è il posto giusto per farlo, il migliore. Trovo un gruppo eccezionale, che è arrivato meritamente in serie A e che ora vuole restarci, e un ambiente speciale. Empoli è una famiglia e ringrazio la società che mi ha voluto fortemente».
Come lui ha voluto l’Empoli, del resto. «Ora sono qui e sono contento di esserci – sottolinea ancora – mi metto a disposizione del mister e della squadra. Non posso promettere le prestazioni, ma garantisco il massimo impegno in ogni partita e in ogni allenamento».
A lui - come sottolineato dal team manager Accardi - però si chiede anche altro, come l’esperienza maturata in 140 presenze in serie A. «Ma più che esperienza di campo – precisa Guarente – serve quella di spogliatoio. L’Empoli è arrivato in serie A perché ha un gruppo solido, unito, e per restarci non dovrà mai perdere questa straordinaria compattezza».
A meno di 24 ore dal suo arrivo, insomma, Guarente si è già calato perfettamente nella nuova realtà («anche se qui conoscolo solo Bassi, con gli altri semmai ho giocato contro») e ha le idee chiare. «Qui ci sono qualità e tanti giovani bravi. Penso che la squadra abbia ampi margini di crescita e le carte in regola per salvarsi».
E qui, forse, contano anche le origini. Perché Gurante è e si sente un’isolano, anche se... «sono nato e cresciuto a Pisa – racconta – altrimenti forse non avrei fatto il calciatore. A Capraia c’è solo un campo di calcetto, difficile diventare un professionista partendo da lì. Però è un posto fantastico, che io adoro. È casa mia». E quando la tua casa è su una superficie di 19 chilometri quadri, circondata dal mare, avere le idee chiare e la vista lunga è quasi un obbligo.
«È un giocatore importante che abbiamo voluto fortemente – sottolinea, infatti, il team manager Accardi – crediamo che possa darci molto sotto il profilo tecnico e umano. E il fatto che abbia scommesso su di noi e su se stesso è un motivo in più. Il mercato? Volevamo prima confermare il gruppo, poi rinforzarlo con 5 o 6 elementi. Qualcuno è già arrivati, altri arriveranno».
@DavidBiuzzi
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