Aguirre si presenta fra stimoli e ironia
«Farò di tutto per affermarmi qui. Mordere? No... per ora»
EMPOLI. Il sale, come spesso accade, è nella coda. O comunque a conferenza stampa già ben inoltrata. Arriva quando a Rodrigo Aguirre, il nuovo attaccante azzurro che arriva dall’Uruguay, viene chiesto se anche lui morda - letteralmente - gli avversari, proprio come il connazionale Suarez. Lui ride, mentre risponde, e spiega: «No tranquilli, non mordo», salvo fare una breve pausa e aggiungere «per ora...». Una battuta, ovviamente, ma che descrive bene il primo giorno empolese del giocatore arrivato in prestito dall’Udinese (che, a sua volta, lo ha acquistato per più di 4 milioni dal Liverpool di Montevideo). Sembra un tipo sveglio, in sostanza, il ragazzo. Buon fisico, idee chiare e uno spagnolo che fa tanta serie A e che “costringe” il fresco compagno Signorelli, venezuelano, a prestarsi a un ruolo tutto nuovo, quello dell’interprete.
«Per me – spiega Aguirre – è una grande soddisfazione essere qui, in Europa, e avere un’occasione come questa. Ho una voglia incredibile di fare bene, di mettermi a disposizione del gruppo e di ritagliarmo uno spazio».
Poca paura, insomma, della serie A. Anche perché chi la conosce bene gli ha spiegato che ha tutti i numeri per dire la sua. «Subito dopo il passaggio all’Udinese – racconta – ho parlato molto con Chevanton (l’ex Lecce con cui ha giocato nel Liverpool Montevideo fino a pochi mesi fa, ndr). Ernesto mi ha detto di stare tranquillo e di impegnarmi al massimo. Di fare le cose per bene tutti i giorni perché secondo lui posso adattarmi bene al calcio italiano».
Aguirre, infatti, si racconta come «un attaccante rapido, che se la cava anche di destra. Calcio con entrambi i piedi – dice – ma sono un mancino. Ho iniziato da centrocampista esterno, poi sono stato avanzato in avanti nelle nazionali giovanili (Under 17 e Under 20, ndr). Posso giocare sia come prima che come seconda punta».
Dell’Empoli, lo ammette, conosce poco, ma è work in progress, visto che ha iniziato a “studiare” la realtà azzurra non appena saputo del possibile trasferimento. «Ho cercato e letto molte cose su Internet – racconta – ho saputo anche che qui c’è stato un solo uruguaiano, Zalayeta, e che non ha fatto benissimo. Però ho subito apprezzato la storia del club. Una società piccola, ma che con l’unione d’intenti e lo spirito giusto è stata capace di ottenere grandissimi risultati nella sua storia. Anche la mia ex squadra, il Liverpool Montevideo, è un po’ così. E, quindi, è una piazza che mi piace molto».
In questi giorni Aguirre era a Udine, dove si è allenato ma soprattutto ha dovuto sbrigare diverse formalità burocratiche (per questo si è aggregato soltanto martedì sera). Non ha fatto in tempo, però, a parlare con Totò Di Natale. «Non c’è stata la possibilità, ma lui è un campione conosciuto in tutto il mondo. So che ha iniziato proprio qui, a Empoli, e quindi possa solo sperare di lasciare un segno come ha fatto lui».
Imporsi, affermarsi. Sembra un chiodo fisso per Aguirre e, ovviamente, è un fatto positivo. Motivazioni alle stelle, in sostanza, prima per calarsi nella nuova realtà («la serie A l’ho sempre seguita in Uruguay, è uno dei tornei più belli, difficili e affascinanti del mondo»), poi per dimostrare di esserci.
Con tanto lavoro sul campo e non solo. Il primo step, infatti, sarà imparare la lingua (intanto è finito in camera con Martinelli che parla spagnolo). «Ci metteremo subito a studiare – spiega, stavolta, il “tutor” Signorelli – e vedrete che i progressi saranno veloci. Il modo migliore per farlo è leggere e lo farò leggere tanto».
Prospettiva che, si sai, non fa mai male.
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