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Un concerto per finanziarsi senza aumentare le quote
Singolare iniziativa dell’Hockey Empoli che, per reperire fondi, ha organizzato una serata all’insegna della musica: «Ci rifiutiamo di mettere in ulteriore difficoltà le famiglie»
EMPOLI. La crisi colpisce anche lo sport, con le sponsorizzazioni ai minimi termini e sempre più difficili da reperire, ma c’è chi si organizza per provare a rimediare. È quello che accade in casa dell’Hockey Empoli, società che ha rinunciato alla squadra senior (in passato anche in A1 del campionato in line) per investire sul settore giovanile e che oggi conta un centinaio di ragazzi tesserati ed è un punto di riferimento per l'hockey in line ma anche per il pattinaggio corsa e artistico. Eppure il futuro spaventa. «Abbiamo qualche sponsor che ci sostiene – spiega il direttore sportivo Paolo Errico – ma i costi aumentano sempre e trovare altri aiuti è un'impresa. Nessuno investe sullo sport, nonostante che la nostra attività abbia una funzione importante per i giovani, in primis di socializzazione».
Così l'Hockey Empoli giocherà la carta di un concerto, il prossimo primo marzo al palazzo delle Esposizioni, con ingresso ad offerta libera dalle 18 alle 24 per mettere da parte qualche soldo in più. Grazie all'aiuto di alcuni giocatori sono state riunite delle band musicali (Crude Diamonds, The Peacemakers e Los Hermanos Macana) che suoneranno dal rock al latino americano. Nel corso della serata verrà organizzata anche una gara di tiro in porta con tanto di misuratore di velocità del disco aperta a tutte le età. «Sarà anche l'occasione per promuovere questo sport – continua Errico – che negli ultimi anni ha avuto un boom soprattutto tra i bambini. Il sogno mio e della società del presidente Fausto Beduini sarebbe quello di ricostruire una squadra senior e ripartire dalla serie B, ma servono almeno 40mila euro per farlo e adesso questi soldi non li abbiamo. I giocatori più grandi, molti arrivano anche da Firenze, si dovranno per ora accontentare di un campionato amatoriale che stiamo organizzando. Tutti loro si allenano con passione e meritano un qualche tipo di competizione in cui poter giocare il fine settimana».
Un concerto per finanziarsi, insomma. E anche perché l’altra strada percorribile ai dirigenti propro non piaceva. «Potevamo aumentare le quote d’iscrizione, ma abbiamo deciso di no. La nostra è una scelta di principio – conclude il ds – ci rifiutiamo di mettere ancora più in difficoltà le famiglie che vogliono far praticare sport ai loro figli».
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