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Il ruggito di capitan Moro «Orgoglioso del mio Empoli»

di Marco Pagli
Il ruggito di capitan Moro «Orgoglioso del mio Empoli»

Martedì il centrocampista riprenderà a correre, intanto si coccola la squadra «Chiunque gioca dà un contributo importante, ma che sofferenza stare fuori»

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EMPOLI. Quello di Davide Moro è il ruggito di un leone costretto nella gabbia dell’attesa. Un’attesa insopportabile, cominciata all’inizio di dicembre con quel fastidio sempre crescente al ginocchio dopo un contrasto - apparentemente banale – in allenamento. E culminata con l’intervento a Villa Stuart al legamento collaterale del ginocchio destro, che ha tenuto il capitano lontano dal campo per oltre un mese. «Per me queste sono state feste un po’ amare – confessa – e non vedo l’ora di tornare». Il centrocampista azzurro, comunque, già da qualche giorno ha ripreso con il lavoro in palestra e alla ripresa degli allenamenti (il 7 gennaio prossimo) tornerà a correre. Per il rientro, però, ci sarà da attendere ancora, altri 30 giorni secondo la tabella di marcia. Così c’è il rischio che anche contro il Latina il capitano sia costretto a viversi la gara da fuori, come è già successo con l’ultima a Pescara. «Sono abituato a vivere le partite da dentro – continua Moro – e rimanere fuori è strano. L’ultima sfida l’ho vista a casa in tv e sul secondo gol di Pucciarelli credo che il mio grido di gioia l’abbiano sentito anche i compagni da Pescara. I ragazzi hanno compiuto una vera e propria impresa su un campo caldissimo e riuscendo a superare anche l’ingiustizia dell’espulsione di Tonelli. Il percorso della squadra, d’altronde, continua ad essere eccezionale ed è il frutto di un gruppo forte e unito, oltre che dell’apporto dei nostri splendidi tifosi a cui faccio i miei più sinceri auguri».

E proprio su questo sia la società, sia lo stesso capitano avevano scommesso al momento di dover decidere se operarsi o aspettare ancora qualche settimana. «Quando parliamo della straordinarietà di questa squadra, della forza del gruppo intendiamo proprio questo – chiarisce – se manca un giocatore ne subentra un altro che dà il suo apporto e contribuisce a raggiungere i risultati. Lo vediamo continuamente: anche a Pescara, solo per prendere l’ultima, mancavano dei giocatori importanti, eppure chi li ha sostituiti non li ha fatti assolutamente rimpiangere. Dietro non ci sono segreti o alchimie, solo il lavoro costante in allenamento da parte di tutti, soprattutto di coloro che magari hanno meno spazio». L’anno nuovo, insomma, si spera che non porti cambiamenti in questo senso. Sarebbero altre, semmai, le speranze da affidare ad un 2014 che ognuno si augura migliore – anche se difficile quanto a prestazioni almeno – di quello appena trascorso. Ma di quelle né la società, né mister Sarri, né tanto meno capitan Moro vogliono sentir parlare. Almeno per ora. «Il nostro obiettivo rimane quello della salvezza. Mi rendo conto che parlarne dal secondo posto in classifica possa sembrare una forzatura, ma così non è. Mantenere la mente fissa alla soglia dei 51 punti, garantisce di continuare a lavorare gara dopo gara senza farsi sviare. Una volta raggiunto l’obiettivo, poi possiamo parlare di play-off e di promozione in serie A». Per quanto lo riguarda, invece, la speranza per il nuovo anno non ha bisogno di essere celata. «Voglio tornare al più presto, la lontananza dal campo mi sta facendo soffrire, ma se un giocatore non sta bene non può dare il massimo e la squadra ha bisogno di tutti al 100%. Perciò lavorerò sodo per poter rientrare al meglio e continuare a vincere con il mio Empoli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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