Il presidio
L’Empoli ci prova dove osano le aquile
Al Picco per il definitivo decollo, ma contro le ambizioni dello Spezia servirà una prova super come quella col Lanciano
EMPOLI. Forse un segno del destino, forse no. Lo dirà il campo, come sempre. Ma certo andare a giocarsela al Picco subito dopo aver rialzato (metaforicamente) e riconquistato (realmente) la testa suona quasi evocatico. Perché lo stadio si chiama Picco (Alberto Picco, per la precisione) perché i liguri sono le aquile. E dunque propria lassù, dove osano le aquile, l’Empoli di Sarri può (e vuole) spiccare definitivamente il volo.
I motivi. Un viaggio senza catene, come quello del falco cantato anni fa da Grignani. Anche se di mezzo c’è un test severo, e molto. Perché lo Spezia anche quest’anno non ha badato a spese. Vuole dire la sua nel discorso promozione e si gioca una bella fetta delle proprie ambizioni.
La chiave. A completare il contesto, poi, un campo tradizionalmente ostico e la non propensione degli azzurri alle mezze misure - o vittoria o sconfitta - quanto recita lontano dal Castellani. Per evitare la seconda ipotesi, però, sul teatro del Picco servirà una delle migliori esibizioni, nei singoli e d’insieme. Almeno pari a quella, splendida, di domenica scorsa col Lanciano. Non è facile, è vero, ma è indispensabile.
@DavidBiuzzi
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