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Esposito non si fida «Empoli, sarà dura»

Esposito non si fida «Empoli, sarà dura»

L’indimenticato bomber arrivò in azzurro proprio da Avellino

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EMPOLI. Le loro strade si sono incrociate, quasi per caso, dopo una parentesi per la verità non troppo fortunata con la maglia dell'Avellino. Iniziò così, nella stagione di serie C1 1995/96, la grande avventura di Carmine Esposito con la maglia dell'Empoli. Un amore, sportivamente parlando, che non è mai venuto meno. Quest'anno Esposito e l'Empoli sono tornati di nuovo a lavorare insieme. L'indimenticato bomber è entrato a far parte dello staff del settore giovanile. E in particolare in quello dei Giovanissimi nazionali di mister Simone Bombardieri, alla cui corte sta "studiando" da allenatore.

Tra i suoi pensieri, tuttavia, c'è anche la prima squadra di mister Maurizio Sarri che sta volando. E visti i suoi trascorsi da calciatore, la sfida di domani al Partenio rappresenta un piccolo derby della sua carriera. «Ovviamente mi sento azzurro al cento per cento – spiega Esposito – anche se a distanza di anni non ho ricordi negativi di Avellino. A Empoli, però, ho vissuto la fase più importante della mia carriera. In Irpinia ho avuto la possibilità di iniziare a misurarmi con il calcio che conta conquistando un'importante promozione in serie B che la gente non ha dimenticato».

Ma se a Empoli dici Esposito non puoi non pensare al gol di Modena contro il Como che catapultò gli azzurri di Luciano Spalletti in serie B. E fu solo l'inizio del sogno. «Nell'Empoli ho segnato anche in serie B e in serie A – prosegue l'ex bomber – ma credo che quel gol sia stato il più importante degli anni in azzurro. Non solo a livello personale, ma perché ha permesso alla squadra di iniziare un percorso fantastico che ha portato molti di quei ragazzi di allora, e ovviamente mister Spalletti, a raggiungere livelli altissimi».

Un Empoli che faceva sognare, proprio come sta facendo ora la squadra di Maurizio Sarri. «Sono rimasto impressionato da quello che ho visto nella partita contro il Siena – continua Esposito – dispiace solo per il fatto che non siano arrivati i tre punti, ma la squadra sta giocando con automatismi incredibili. Ho delle grandi sensazioni come avevo ai nostri tempi, ma in questo momento non voglio pronunciare quella parolina magica. La stagione è molto lunga ma sono convinto che l'Empoli avrà anche continuità di condizione grazie all'ottimo lavoro del professor Selmi».

La partita di domani contro l'Avellino, però, non si annuncia esattamente come una passeggiata. «Il Partenio è uno dei campi più insidiosi d'Italia – spiega – l'ambiente è caldo, ma non solo. L'Avellino sta giocando un ottimo calcio palla a terra e credo che l'allenatore Maurizio Rastelli stia facendo un grande lavoro. Sarà una battaglia, insomma, ma l'Empoli ha le carte in regola per poter dire la sua contro qualsiasi avversario».

Come accennato, dDa quest'anno Carmine Esposito è entrato nello staff delle giovanili azzurre. Lavora con Simone Bombardieri nei Giovanissimi nazionali. Un'esperienza che si sta rivelando positiva. «Sono felice di essere tornato a Empoli – continua – purtroppo non sono riuscito a rientrare da calciatore, ma la stima con il presidente Fabrizio Corsi, che è anche una persona molto riconoscente, nel corso di questi anni non è mai venuta meno. Quando si è materializzata questa opportunità non ci ho pensato molto ad accettare. Con umiltà e passione sto lavorando per imparare a fare l'allenatore, sperando di poter riuscire a concretizzare questo percorso».

Infine una curiosità legata al suo passato in azzurro. «Con la gente di Empoli, con i tifosi, ho sempre avuto un bel rapporto – conclude – e sono felice che in molti si siano avvicinati di nuovo alla squadra attuale che merita il massimo sostegno. Sono passati molti anni da quando riuscimmo a salvarci in serie A ma vedere che l'affetto nei tuoi confronti non è mai venuto meno è qualcosa che va al di là di un risultato sportivo. Alcuni giorni fa ho scritto un messaggio sul mio profilo Facebook e ho ricevuto decine di messaggi, complimenti e saluti. Negli anni Novanta non c'erano ancora i social network, ma sinceramente sembra quasi che il tempo si sia fermato ad allora».

Marco Fani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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