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Volley/2: l’Elsasport riparte ma senza coach Donati e Rinaldi

PONTE A ELSA. Dopo la retrocessione in serie D l'Elsasport riparte da alcune conferme e anche importanti novità. Prima novità da segnalare riguarda la panchina: non ci sarà più Roberto Donati. Al suo...

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PONTE A ELSA. Dopo la retrocessione in serie D l'Elsasport riparte da alcune conferme e anche importanti novità. Prima novità da segnalare riguarda la panchina: non ci sarà più Roberto Donati. Al suo posto subentrerà Marco Dani, già allenatore dell’Under 18 e della Seconda Divisione.

«Ci teniamo comunque a ringraziare Donati – commenta il dirigente Carlo Mannini – per le tante soddisfazioni che ci ha permesso di conquistare in questi anni trascorsi insieme. La retrocessione è già dimencitata, siamo pronti per vivere una buona stagione in D».

Sei le giocatrici confermate: la palleggiatrice Martina Scali, le bande Rosita Giorgi, Flavia Lo Fiego, Giulia Sponsiello, e le opposte Elisabetta Cappelli e Adele Mori. Inoltre saranno inserite nel gruppo anche la centrale Sara Lusciana, classe 1993, proveniente dalla Seconda Divisione, e la banda Alessia Bagnoli, classe 1995, che rientra dal prestito a Fucecchio. A queste si aggiungano le ragazze che nell'ultimo periodo si sono allenate con la squadra, ma la cui posizione deve ancora essere ufficializzata e concordata con le società di appartenenza ovvero Viola Lupi (centrale anno 1994 di Santa Croce), Samantha Bagni (banda anno 1993 da Montelupo), Cecilia Marrucci (palleggiatrice anno 1993 da Castelfiorentino), Rebecca Rigatti (libero anno 1995 da San Miniato) e Alessia Dainelli (centrale anno 1992 da Empoli).

Saluteranno, invece, Elena Paoli, Sara Giovanetti, Vittoria Agnesi, Claudia Chierici, Luisa Vignozzi, Laureta Cela, Chiara Manetti e Gessica Rosi.

Un saluto particolare la società intende rivolgerlo alla storica capitana Alessia Rinaldi, che dopo ben trent'anni di attività ha deciso di lasciare la pallavolo. «Per me è come lasciare un pezzo di cuore – spiega – ma l'orologio biologico va avanti impietoso e credo sia arrivata l'ora di giocare altri ruoli nella vita. Credo sia impossibile fare una graduatoria, o anche una semplice lista, delle soddisfazioni che questo sport mi ha regalato. Sicuramente l'aver fatto da anello di unione tra diverse generazioni di pallavoliste e sentirmi chiamare "Il Capitano" da tutte è per me motivo di orgoglio. E poi ci sono le amicizie. Quelle create nello spogliatoio sono vere e rimangono nel tempo».

Camilla Trillò

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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