Ecco la nona sinfonia dell’Empoli
L’ennesima vittoria in trasferta riporta gli azzurri con tutti e due i piedi dentro i playoff
VERCELLI. È la nona sinfonia e ad interpretare una degli immortali capolavori di Beethoven (non a caso dedicato alla gioia) ci pensa l’Empoli. Già, perché a Vercelli arriva la vittoria numero 9 lontano dal Castellani di questo fantastico campionato (la quarta consecutiva) e gli azzurri, che pure non ritrovano lo smalto dei giorni belli, vanno a festeggiare la Pasqua con tutti e due i piedi dentro i playoff. A riportarceli, dopo lo scivolone di domenica scorsa col Bari, ci pensa Tavano, che firma dal dischetto il gol partita, ma anche Sassuolo e Bari, che costringono al pari Verona e Livorno riportando il gap sotto la fatidica quota dei 10 punti.
Il massimo col minimo. La serata perfetta, insomma, soprattutto per le situazioni contingenti. L’Empoli, infatti, sale in Piemonte con la spia della benzina accesa (lo stesso Sarri, alla vigilia, aveva parlato apertamente di un gruppo rimasto un po’ a corto di energie) e, per di più, trova il copione che meno gradisce. Già, perché un po’ a sorpresa la Pro (che dovrebbe solo vincere per alimentare le proprie speranze di salvezza) sceglie di giocare come se il teatro della sfida fosse il Castellani e non l’impianto intitolato a Silvio Piola (maglia inclusa, visto che forse per scaramanzia sceglia la maglia rossa da trasferta). In teoria Braghin opta per il 4-4-2, che poi trasforma in un 4-3-3 alzando l’ex Cristiano a destra, ma stavolta i numeri non rispecchiano la realtà dei fatti. La verità, infatti, è che i padroni di casa stanno tutti dietro la linea della palla, tutti arroccati di fronte all’area di rigore di Valentini. Così agli azzurri per scardinare il bunker servirebbe il colpo di genio. Peccato che a mancare sia proprio la brillantezza e il rientro di Saponara (che pure migliora le cose) non basta. Però la scelta dei vercellesi - oltre ai ritorno di Regini e Hysaj - permette alla difesa di trovare sicurezza e, alla lunga, il fattore peserà.
L’episodio. Con l’Empoli impegnato a fare la partita e la Pro a cercare il contropiede, infatti, si scivola via con uno sterile predominio ospite, ma con un fatturato che presenta solo un cicciolatino che Maccarone (al 38’) confeziona per Tavano ma che il bomber non sfrutta a dovere. Così si resta sul nulla di fatto, anche se con il passare dei minuti i piemontesi sono costretti a fare qualcosina di più. L’impressione, però, è che ci sia bisogno dell’episodio. Quello che pende su un ogni gara in equilibrio, quello che può sempre sparigliare le carte. Episodio che, puntuale, si materializza al 14’ della ripresa, quando Scavone salta nel cuore della propria area insieme a Tonelli, si scompone dopo un contatto e finisce per arpionare il calcio d’angolo degli azzurri con un nettissimo fallo di mano. La Penna opta per il contrasto in quota regolare e, di conseguenza, assegna il rigore. Con Tavano che, da bomber di razza, può perdonare una volta ma non due: trasformazione chirurgica e via col liscio. Sul liscio, infatti, vanno gli azzurri, che concedono briciole (un gol annullato a Ragatzu e una buona parata di Bassi su un tiro di Iemmello deviato da Romeo) mettendo in ghiaccio il risultato, i tre punti e il posto dentro i playoff.
Ciccio è il simbolo. Una vittoria che vale doppio, forse anche triplo. Proprio perché arriva in un momento oggettivamente difficile. E perché è decisa proprio da uno di quei singoli che sta accusando il peso degli impegni ravvicinati: Tavano. Ciccio-gol, dunque, diventa il simbolo di un gruppo, quello di Sarri, che vuole restare aggrappato al suo sogno e che è disposto a lottare con le unghie e con i denti per trasformarlo in una splendida realtà.
@DavidBiuzzi
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