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Altra impresa, ma al contrario
L’Empoli gioca più di un’ora in superiorità numerica però cade col Bari e saluta i playoff
EMPOLI. Doveva succedere, prima o poi. Doveva succedere, cioé, che l’Empoli, che corre ormai da mesi, finisse per inciampare. Doveva succedere, poi, anche che l’emergenza, indesiderata ma fedele compagna di viaggio della Sarri-band, presentasse il suo conto salato, salatissimo. Doveva succedere, infine, che dopo tante vittorie, dopo tante imprese, ne arrivasse anche una al contrario. Doveva succedere e succede col Bari, in una notte che poteva alimentare un sogno e, invece, almeno per ora, lo interrompe. Già, perché ko gli azzurri restano si saldi al 4º posto, ma se il campionato finisse oggi non farebbe i playoff perché i playoff non ci sarebbero proprio. Oltre ai pugliesi, insomma, festeggiano anche a Verona e a Livorno.
L’episodio. Proprio gli acuti pomeridiani di scaligeri e labronici, rendono ancor più complicato un compito già difficile: l’Empoli è pieno di cerotti, ha spedito i suoi figli migliori in nazionale (Saponara e Regini in Under 21, Hysay con l’Albania) ma deve vincere. Ci prova, Sarri, scegliendo Pucciarelli come trequartista e ridisegnando, per l’ennesima volta, il pacchetto arretrato. L’impatto sul match degli azzurri, peraltro, è anche buono. Certo l’ansia da prestazione c’è e la manovra non è fluida come nei giorni belli, ma la ricerca del fraseggio corto ogni tanto paga. Il problema, semmai, è che quando il Bari riparte può sempre far male. L’episodio decisivo, dunque, potrebbe essere quello del minuto 26, quando Iunco entra in maniera scomposta e pericolosa su Tonelli e viene espulso diretta (decisione severa, ma corretta). Torrente si rifugia nel 4-3-2 (scelta che pagherà) ma gli ospiti rinunciano ad attaccare. Scampato il pericolo, insomma, ci sarebbe solo da trovare il “gollettino” apri-pista. Peccato, però, che l’impresa si riveli ardua (anzi, impossibile visto il finale). Un po’ perché gli ospiti si arroccano di fronte alla propria area con due linee serrate e tutti gli effettivi dietro la linea della palla, ma soprattutto perché l’Empoli non c’è. O, almeno, non quello e spumeggiante che ha imperversato - con qualche veloce e più che giustificato pit stop - negli ultimi 24 turni di campionato.
Poche idee. Il povero Pucciarelli, infatti, non ha le spalle ancora abbastanza larghe per reggere il peso dell’assenza di Saponara e in più Tavano s’accende solo ogni tanto. Resta Maccarone, che gioca un primo tempo da trascinatore ma alla lunga deve arrendersi a un comprensibile (visto il rendimento delle ultime settimane) calo fisico. Lo stesso fa Croce, con un pizzico di complicità di Sarri che all’8’ della ripresa lo defila sulla sinistra sostituendo l’acciaccato Accardi con Signorelli. Se gli spazi sono pochi, insomma, le idee scarseggiano ancora di più. E quando, al 19’, Romizi pesca il jolly dalla lunga si capisce che sarà dura rimettere insieme i cocci del match. Nonostante il solito impagabile capitan Moro, infatti, gli azzurri impiegano 10 minuti abbondanti per dare un segno di reazione e il resto dell’assedio è generoso ma non produce fatturato.
Il sorriso. L’unica nota lieta, così, diventa il ritorno in campo di Coralli (dopo 7 mesi e 12 giorni dal grave infortunio al ginocchio) al 39’ della ripresa. L’Empoli, invece, torna a perdere dopo 2 mesi tondi tondi (dal 24 gennaio, col Novara, al 24 marzo: ma non sarà che il numero porta sfortuna...?) e torna sulla terra (e fuori dal sogno). D’altra parte doveva succedere ed è successo. Non resta che metterci un punto e ripartire. E il lungo applauso con cui la Maratona saluta la squadra, a fine gara, è il modo migliore per farlo.
@DavidBiuzzi
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