Sinfonia Empoli: un altro trionfo
Il super-attacco ora non è più solo, la truppa azzurra gioca da grande e sbanca il Granillo
REGGIO CALABRIA. Il concerto di Capodanno va in scena in anticipo, stavolta. Sul palco del Granillo, all’ora di pranzo, non c’è la Filarmonica di Vienna ma l’orchestra diretta dal maestro Maurizio Sarri, Che non si esibisce nella tradizionale marcia di Radetzky ma poco ci manca. La musica che suona, insomma, è celestiale. Anzi, azzurra. Tanto per dirla in parole povere, insomma, l’Empoli è uno spettacolo. Uno spettacolo vero. E chiude il 2012 con un trionfo assoluto: tre schiaffi alla Reggina, in casa sua, e il profumo di playoff che si fa sempre più intenso, addirittura inebriante.
Non solo qualità. D’altra parte quando là davanti hai elementi come Saponara, Tavano e Maccarone sei un bel pezzo avanti. Loro, i tre tenori, continuano a rendere semplici le cose più difficili (fra le vacanze in arrivo, l’inizio alle 12,30, l’avversario che aveva vinto le ultime due gare e il pari-beffa del Verona ancora sul gozzo le insidie del match erano davvero molte), ma la cosa più bella, probabilmente, è che oggi l’Empoli non è più solo il suo super-attacco. Quello resta, è chiaro, e continua a fare la differenza spesso e volentieri. Dietro, però, c’è un centrocampo che ha trovato la quadratura del cerchio (grazie alla crescita esponenziale di Valdifiori) e una difesa che lavora bene sia nei singoli (Tonelli e Regini, oggi, non sembrano neanche parenti di quelli che hanno iniziato la stagione tra errori e affanni) che come reparto (non a caso la Reggina finisce ben 8 volte in fuorigioco). La sciabola oltre al fioretto, insomma, la quantità che si aggiunge alla qualità.
Un nemico in più. Un quadretto niente male, dunque. Così, però, si spiegano anche fenomeni al limite del paranormale, come l’apporto che arriva dai protagonisti per caso. Quelli, cioé, che giocano il giusto - per vari motivi - ma che hanno lo straordinario merito di farsi trovare pronti al momento giusto. Era capitato ad Accardi e Pucciarelli, pochi giorni fa col Verona, succede a Pelagotti sullo Stretto. L’infortunio di Bassi, infatti, gli riapre la porta dopo quasi una stagione e lui si dimostra all’altezza dicendo no ai tentativi di Bombagi e Freddi. Segno che, oltre alle gambe, anche la testa (di tutti) funziona. L’unico problema, dunque, ora è la sosta. Già, perché fermarsi per quasi un mese, in un momento così positivo, è decisamente rischioso. Un nemico nuovo, dunque, un nemico in più. Ma probabilmente anche l’ultimo esame da superare. Se l’Empoli si saprà riproporre in questa versione, infatti, alzare l’asticella degli obiettivi diventerà un piacevole obbligo.
Da grande. Oggi, infatti, parlare di salvezza è forse giusto (visti i tormenti della passata stagione) ma sicuramente riduttivo. Anche il blitz di Reggio, infatti, dice che l’Empoli è diventato grande. Perché soffre in avvio (i calabresi hanno un migliore approccio) ma accetta di farlo (cioé bada al sodo), perché trova quel pizzico di indispensabile fortuna quando serve (vedi la traversa di Fischnaller sul parziale di 0-1), perché ora è capace di sfruttare l’enorme potenziale anche senza dover dominare la scena. Come se la squadra sapesse, cioé, che uno dei suoi fenomeni il gol lo può trovare sempre e comunque (e il rigore conquistato e trasformato da un super Tavano lo dimostra). Non a caso, a Reggio, l’Empoli dilaga non appena i calabresi provano ad alzare la testa (con Dionigi che inserisce punte a raffica e viene pesantemente punito). Guai a scherzare con gli azzurri, insomma. Che ora devono pensare solo a una cosa: ripartire così nel 2013.
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
