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Gli uomini sono gli stessi ma l’Empoli è un altro
Dal Vicenza... al Vicenza: in poco più di sei mesi gli scenari sono cambiati anche se molti dei protagonisti del match di sabato c’erano anche l’8 giugno
EMPOLI. Sembra passato un secolo ma, invece, sono poco di sei mesi. Tanto è trascorso, giorno più giorno meno, dalla notte magica, quella dell’8 giugno scorso, quando l’Empoli conquistò la salvezza al termine di una sfida epica contro il Vicenza, al nuovo incrocio coi veneti, quello di sabato scorso, che ha sancito la consacrazione, forse definitiva, della truppa di Sarri. Sei mesi e poco più, dunque, per stravolgere completamente gli orizzonti, le sensazioni. Eppure, a uno sguardo appena appena più approfindito, balza subito agli occhi un’evidenza:fra quell’Empoli, quello che ha tribolato per una stagione intera, e questo Empoli non c’è poi una differenza abissale.
Gli uomini. Negli uomini, soprattutto. Nelle tabelle qui a fianco, infatti, abbiamo fotografato le due formazioni schierate nelle due sfide coi biancorossi (con le sostituzioni fra parantesi) e solo in difesa si può parlare di novità. I tre tenori dell’attacco, ad esempio, sono esattamente gli stessi, mentre in mediana il cambio fra Croce e Signorelli è durato appena 37 minuti. Rivoluzione nelle retrovie, dunque, dove (vista anche l’assenza di Pratali, l’unico senatore del settore) sabato scorso hanno agito quattro ragazzi (il più “vecchio”, infatti, è Laurini, che è nato nel 1989) mentre nella passata stagione c’era un quartetto di ultratrentenni. Considerato, comunque, che Tonelli, Regini e Hysaj facevano parte della compagnia anche nel 2011/2012, resta da segnalare che le uniche novità sono due ex Lega Pro, come Croce e Laurini, un giocatore retrocesso dalla B, Cristiano, e un portiere, Bassi, che nelle ultime due stagioni aveva giocato una manciata di partite.
L’atteggiamento. Se il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa vuole che «tutto cambi affinché niente cambi», insomma, l’Empoli ha scelto la strada opposta: cambiare poco per arrivare a un risultato diametralmente opposto a quello della passata stagione. Dalla depressione al divertimento, in pratica, con le parole del ds Carli che acquistano sempre maggior valore: «Abbiamo sempre creduto in questo gruppo». Che, in effetti, si era già rialzato durante l’Aglietti-bis (quando la marcia da salvezza era stata vanificata dal black out di Nocera e da alcuni risultati un po’ così negli ultimi turni). Ma che ora, certo, ha uno spirito e un atteggiamento diverso. Segno che, al di là dei meriti oggettivi da ascrivere a Sarri e al suo lavoro, ogni tanto cambiando l’ordine degli addendi - alla faccia della matematica - cambia anche il risultato.
@DavidBiuzzi
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