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Empoli

Un gommone e un pallone così nasce il boom di Hysaj

di David Biuzzi
Un gommone e un pallone così nasce il boom di Hysaj

Il difensore ha firmato il rinnovo fino al 2015 con un adeguamento dell’ingaggio E dire che tutto è cominciato con il viaggio della speranza del padre Gzim

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EMPOLI. Lo vedi giocare, Elseid Hysaj, e subito ti chiedi come sia possibile. Come faccia, cioé, un ragazzo di 18 anni ad affrontare le prime fatiche tra i grandi, le prime partite in serie B, con la faccia tosta di un mestierante navigato. Passi per quella fisicità che sfocia quasi in arroganza e che lo porta spesso ad anticipare secco il diretto avversario, ma da dove spunti tutta quella personalità resta un mistero. Poi, però, ascolti la sua storia ed è come se si accendesse una luce. Già, perché è stata la vita a rendere Hysaj quello che è oggi. Una vita breve, è vero, ma ricca di tanti sentimenti. Dalla speranza alla sofferenza per finire con la gioia. Sì, proprio la gioia. Quella che ha provato nel pomeriggio di ieri quando, al termine dell’allenamento, ha siglato il suo primo contratto da professionista con l’Empoli (dopo quello, al minimo federale, sottoscritto l’anno scorso). Un nuovo accordo, con scadenza 30 giugno 2015, e un ritocco all’ingaggio. Non un punto d’arrivo, certo, ma visto quello che ha alle spalle è un traguardo già molto significativo.

In gommone. Come per tanti suo “fratelli” albanesi, infatti, anche la storia di Hysaj inizia con un gommone. Quello del viaggio della speranza. Non ci è salito lui, ma il padre Gzim. Elseid, allora, aveva pochi mesi (è nato il 20 febbraio del 1994) e il papà decise, come tanti, di lasciare Shkoder (città del nord dell’Albania incastonata fra le montagne e un lago, ricca di storia e con quasi 100mila abitanti) per cercare fortuna sull’altra sponda dell’Adriatico. «È stato un grande mio papà – racconta il difensore azzurro – è venuto qui con tante speranze e tanta voglia di fare. Clandestino, come quasi tutti, ma si è subito messo al lavoro permettendo a me e a tutta la famiglia di vivere con qualche pensiero in meno. Ha fatto quello che capitava, ma soprattutto il manovale. E oggi, qui in Italia, ha un’impresa di costruzioni e movimento terra». E mentre Elseid cresce con mamma e nonni in Albania, giocando a calcio proprio nello Shkoder, papà Gzim, che nel frattempo ha avuto il permesso di soggiorno, fa l’incontro giusto, quello che può cambiare una vita. Gli capita, infatti, di lavorare alla casa di Marco Piccioli, procuratore sportivo. Fra un muro da buttare giù e un solaio da finire i due parlano anche di Elseid. «Fallo venire in Italia – dice Piccioli – magari ci scappa un provino». E il provino arriva. «Con l’Empoli – rivela Elseid – anche se in un primo momento si era parlato della Fiorentina. Invece mi trovo a Monteboro, a 15 anni, resto un paio di giorni e, evidentemente, piaccio. Così inizio a giocare nei Giovanissimi, poi gli Allievi, la Primavera e ora eccomi qua». Già, come se fosse la cosa più naturale del mondo. «In effetti – continua Hysaj – i primi tempi è stata dura, molto dura. Io non parlavo l’italiano, non capivo, e mi sentivo solo. Una volta imparata la lingua, però, le cose sono migliorate. I pregiudizi sugli albanesi? Ce ne sono, ma io ci ho sempre riso e scherzato con tutti. Forse per questo mi hanno sempre trattato bene».

Il rinnovo. Un ragazzo d’oro, questo Hysaj, legatissimo a una famiglia che ha dovuto lasciare presto. «Qui in Italia siamo io e mio padre (che spesso, lavoro permettendo, viene ad assistere anche agli allenamenti, ndr), mentre mia madre va e viene dall’Albania. Purtroppo – spiega – i miei nonni sono anziani e lei li assiste a Shkoder. Appena sarà possibile, però, voglio portare tutta la famiglia qui. Mi mancano, mi mancano molto». Magari potrà farlo coi soldi del nuovo contratto, che certo non sarà principesco ma è comunque qualcosa. «Sono molto felice per questo rinnovo – sottolinea – perché l’Empoli è la società che mi ha dato questa grande occasione, che mi ha accolto e cresciuto, e sono felice di poter ripagare la fiducia che mi è stata data giocando anche in prima squadra. Vorrei togliermi tante soddisfazioni qui, ma intanto mi godo questo momento finalmente positivo che stiamo attraversando».

Sognano l’Albania. Un altro dei segreti di Hysaj è proprio questo: non guarda mai troppo avanti, si concentra sul presente. «È chiaro – dice – che il sogno è quello di giocare, un giorno, in un grande club. Ma questo non è il momento di pensarci. Ho giocato tre partite e mezzo, sono contento di aver soddisfatto compagni, tecnico, società e tifosi, però devo ancora dimostrare tutto. Montarsi la testa? Non penso di correre questo rischio perché c’è la mia famiglia che pensa a farmela tenere bassa. E al resto ci pensano i compagni». Anche perché Hysaj, proprio come l’Empoli, ora non può permettersi il lusso di rilassarsi, di distrarsi. «Nello spogliatoio ora c’è più serenità – racconta – ma siamo consapevoli di non aver ancora fatto niente. Dobbiamo continuare a lavorare duro e lo sappiamo. E, in questo senso, è importante l’esempio che stanno dando i compagni più esperti, perché quando vedi giocatori come Maccarone e Tavano che rincorrono tutti è normale trovare le forse per dare sempre qualcosa in più». L’unica concessione, per Hysaj, è un pensierino alla nazionale, alla sua Albania. «Tempo fa – ricorda – mi avevano chiamato in Under 17 ma ero squalificato e non andai. Ora, però, in Albania si comincia a parlare di me, delle mie presenze in serie B con l’Empoli, e qualcosa potrebbe succedere». Già, perché Hysaj sarebbe nel mirino dell’Under 21, ma anche della nazionale maggiore. Che è allenata da De Biasi, uno che il calcio italiano e le sue difficoltà le conosce bene. E, certo, non potrebbe esserci finale migliore per un’avventura iniziata con un viaggio della speranza su un gommone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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