Il Tirreno

Empoli

Capolavoro di un Empoli infinito

di David Biuzzi
Capolavoro di un Empoli infinito

Al San Nicola incassa 2 reti in 22 minuti ma la reazione è spaventosa e arriva un altro acuto

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BARI. Superlativo, straordinario, superbo. C’è un’ampia gamma di scelta, insomma, ma il risultato è sempre lo stesso: un grande, grandissimo Empoli. Già, perché il terzo acuto consecutivo della Sarri-band, il primo della storia azzurra a Bari, in realtà è un’impresa che sconfina nell’epica. Un’epopea calcistica, insomma, perché è difficile definire con termini più soft un successo che arriva dopo una partenza da incubo (tanto Halloween è dietro l’angolo) ma con un crescendo degno addirittura di un’opera di Wagner.

Errori e sprechi. E dire che la notte del San Nicola inizia nel peggiore dei modi. Ovvero coi pugliesi che mettono la testa avanti al primo affondo (appena il tempo di verificare che gli azzurri scelgono stesso modulo e stessi interpreti di sabato scorso) e, soprattutto, lo fanno sfruttando uno di quei clamorosi errori che per tanto tempo aveva impedito all’Empoli di raccogliere punti e soddisfazioni. Lo commette Bassi, stavolta, perché si lascia sfuggire un’incornata di Albadoro che aveva già domato. Un colpo al cuore, un tuffo in un passato recente davvero opaco. Succede al 3’, ma dopo altri 19 minuti sembra davvero di insistere a un deciso passo indietro. Al secondo tentativo pugliese, infatti, arriva anche il raddoppio. Una punizione-beffa di Bellomo, sul quale né il portiere né la difesa sono perfetti. Due regali, insomma, che col primo spicchio di gara in archivio sembrano aver già deciso di tutto. Anche perché la reazione dell’Empoli c’è, ma con qualche singolo meno brillante del solito (come Saponara, ma non è il solo), con il Bari che quando accelera fa male e con un paio di occasioni importanti sprecate (da Maccarone) l’idea di poter rientrare sembra un pensiero davvero lontano, forse remota.

Gambe, cuore e grinta. Già, sembra. Perché in realtà dalla pancia dell’astronave disegnata da Renzo Piano esce un Empoli assatanato. Sì, assatanato, perché prende d’assalto l’area biancorossa a partire dal 2’ minuto e non smette praticamente mai di farlo. Lo fa correndo rischi pazzeschi, con la linea difensiva che staziona praticamente sulla linea di metà campo, ma anche e soprattutto creando pericoli in serie. C’è un grande cuore, insomma, ma non è da solo: gli uomini di Sarri hanno decisamente più birra in corpo e riescono pure a sfruttare la migliore gamba giocando pure con la testa. Al di là del crollo della truppa di Torrente, insomma, ci sono meriti infiniti. Non ultimo quello di non arrendersi mai, neanche di fronte alla sfortuna. Il gol che riapre i giochi (un autentico capolavoro di Tavano), infatti, arriva dopo che gli azzurri hanno già costruito e sprecato almeno 4 nitide occasioni (ma ci sono anche le prodezze in serie di Lamanna) e, di fatto, quando la serata sembra davvero stregata (ed ecco che torna di mezzo Halloween). Ma, alla resa dei conti, il gol arriva proprio nel momento giusto. Perché aumenta la fiducia e lo spirito dell’Empoli, perché spaventa tantissimo la squadra di casa. Che, in effetti, non riesce mai ad uscire dal guscio. Così, a confezionare il capolavoro, ci pensano due difensori, con la zampata di Pratali prima (28’) e la terrificante capocciata di Tonelli poi (41’). Anche in questo caso non due qualunque, non due giocatori a caso. Perché il loro reparto, in effetti, è sempre stato il più bistratto (visti le tante reti incassate non poteva essere diversamente), perché uno di loro, Tonelli, era finito spesso sul banco degli imputati. Ma non ha mollato, mai. E proprio per questo, ora, è il simbolo di un Empoli straordinario.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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