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Empoli

Dai sorrisi alle smorfie, parola di Selmi

di David Biuzzi
Dai sorrisi alle smorfie, parola di Selmi

Il preparatore atletico annuncia l’inizio della fase più dura del lavoro: domani le salite a Monteboro, sabato i gradoni

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EMPOLI. È un avviso ai naviganti. E, soprattutto, ai giocatori. Sta per iniziare, infatti, la settimana più dura della preparazione. Lo spiega il professor Claudio Selmi, l’uomo che da 18 anni cerca di mettere la benzina nel motore degli azzurri, annunciando qualche novità ma nessuna rivoluzione.

«È stato un buon inizio di lavoro – spiega Selmi – il gruppo è molto giovane e c’è entusiasmo, voglia di fare. E i giocatori della vecchia guardia, non vogliono certo restare indietro. Per ora, insomma, vedo molti motivi per sorridere. Anche se è probabile che presto i sorrisi si trasformino in smorfie».

In che senso?

«Che inizia la fase più dura della preparazione, ovvero il lavoro sulla forza. Venerdì mattina (domattina,ndr) andremo a Monteboro per le corse in salita, mentre sabato mattina ci saranno le corse sui gradoni sulle tribune del Sussidiario».

L’anno scorso si è parlato molto, e non in termini positivi, della preparazione: ha cambiato qualcosa?

«La struttura è la stessa, perché è la stessa per ogni tipo di preparazione professionale. Ovvero un lavoro aerobico all’inizio, quindi diciamo di resistenza, poi una fase di carico, quindi la forza, e infine la velocità. Su questa struttura, poi, qualche piccola modifica è stata introdotta, ma nessuno stravolgimento. Anche perché, e ci tengo a ribadirlo, anche l’anno scorso lavorammo bene. Sulla resa non posso esprimermi, ma sulla qualità del lavoro posso mettere la mano sul fuoco».

E le novità quali sono? Forse la divisione in gruppi?

«Questo nasce da un’esigenza dell’allenatore, che ha bisogno di un certo tipo di lavoro sulla tattica. Ma è positiva anche per me. Dividendo i difensori da attaccanti e centrocampisti, infatti, si riesce ad avere meno persone e, dunque, a curare di più qualsiasi singolo esercizio».

Si va verso una preparazione sempre più personalizzata, insomma.

«Lo sarà il lavoro in palestra. Ogni giocatore avrà la sua scheda con i suoi esercizi e i suoi pesi. Per il resto cercheremo di tenere conto delle esigenze di tutti».

E a livello tecnologico?

«Stiamo sperimentando un mini-cardiofrequenzimetro. Che, a differenza degli altri, deve essere usato a riposo. Un giocatore, faccio un esempio, lo tiene su al mattino, sul letto, per qualche minuto. La macchina legge perfettamente il suo stato fisico sul momento e questo ci permette di decidere come lavorare con lui».

Ognuno avrà il suo?

«Per il momento, ripeto, è un esperimento. Lo abbiamo studiato soprattutto per Mchedlidze, per capire come calibrare il lavoro con la sua muscolatura particolare senza correre rischi. Al momento, in attesa che arrivi lui, lo sto provando, a turno, sugli altri facendo tesoro delle indicazioni».

L’Empoli si è molto ringiovanito e l’idea è quella di avere una squadra da corsa.

«Tutti vogliono una squadra da corsa. Noi stiamo lavorando per riuscirci».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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