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Sembra un richiamo alla dura realtà
Tutte le cose umane hanno un inizio e una fine. Lo diceva Giovanni Falcone, eroe moderno, a proposito della mafia. Ma, in qualche modo, vale anche per il “divorzio” fra Pino Vitale e l’Empoli, fra...
Tutte le cose umane hanno un inizio e una fine. Lo diceva Giovanni Falcone, eroe moderno, a proposito della mafia. Ma, in qualche modo, vale anche per il “divorzio” fra Pino Vitale e l’Empoli, fra Pino Vitale e Fabrizio Corsi. Una storia lunga 13 anni, con più soddisfazioni che amarezze. Una storia irripetibile, probabilmente. Perché sia finita davvero, al di là delle dichiarazioni di ieri, è difficile capirlo. E forse non è neanche il caso di provarci troppo, perché sarebbe comunque un modo di sporcarla. Sarebbe un errore, un brutto errore. Ognuno, di Vitale, avrà il suo personalissimo parere, ognuno avrà il suo ricordo. Sicuramente l’augurio migliore che si può fare all’Empoli è quello di vivere altri 13 anni come gli ultimi. Non sarà semplice e Fabrizio Corsi lo ha fatto capire fin troppo bene. Ecco, la sua frase a effetto, «da oggi l’Empoli è in vendita», forse va proprio interpretata così. Più un grido d’allarme, cioé, che la reale intenzione di uscire di scena dopo un ventennio vissuto sempre in prima linea. Ci resterà, Corsi, ma ci deve restare anche il popolo azzurro, la città. L’impressione, cioé, è che in un mondo del calcio dove il Milan pensa alla cessione di Thiago Silva, il piccolo Empoli non possa pensare ad altro che a mantenere il suo posto in serie B. Se non arriverà lo sceicco della situazione, insomma, la prossima sarà una stagione di lacrime e sangue. E, come ha dimostrato l’ultima, solo tutti insieme si può uscirne indenni.(d.b.)
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