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L’addio del dg Vitale fra ricordi e ringraziamenti

L’addio del dg Vitale fra ricordi e ringraziamenti

Il dirigente ufficializza le dimissioni dopo quasi 13 anni «È stata un’avventura bellissima, non lascio il calcio»

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EMPOLI. Nel corso della sua carriera da dirigente, 35 anni di calcio, Pino Vitale ha fatto di tutto per costruirsi la fama e l’immagine del duro. Sotto quella fotografia, però, c’è una persona di grande umanità, che è abituato a gestire i soldi (tanti) ma a dare anche il giusto peso ai sentimenti. Il giorno dell’addio, così, è come aprire il libro dei ricordi. Di una storia lunga 13 anni, in cui le luci hanno decisamente superato le ombre.

«Sono arrivato qui il 16 novembre del 1999 – sottolinea il dirigente – e da allora ho instaurato un rapporto eccezionale con il presidente Corsi e con molte altre persone. È stata un’avventura splendida, ma ora è finita. Ho dato le dimissioni e ci tengo a sottolinearlo».

Non è comune, nel calcio, rinunciare ai soldi. Ma nella storia di Vitale e l’Empoli c’è davvero poco di comune. «Ringrazio per primo il presidente Corsi – aggiunge Vitale – che mi ha chiamato e che, per 13 anni, mi ha praticamente lasciato in mano la società. Sono orgoglioso di quello che è stato fatto, dei risultati raggiunti, dei 150 milioni di euro incassati grazie alle cessioni. Certo l’ultima stagione è stata piena di errori, non lo nego, ma se non altro siamo riusciti a restare in serie B».

Già, ma perché Vitale lascia? «È una decisione che ho maturato nel tempo. Vedete, io sono fatalista. Corsi mi chiamò dopo aver perso a Vicenza 6-0 e quando ci è toccato il Vicenza come avversario nei playout ho capito che era la fine di un ciclo, indipendentemente dal risultato. Ho deciso di staccare la spina perché sono stanco. Tutti qui».

Difficile da credere, ma di sicuro il fatto che Corsi e Vitale scelgano di annunciare insieme questa svolta è significativo. Di certo, comunque, c’è anche che Vitale, come gli altri dirigenti e tutti gli sportivi, ha sofferto una stagione tormentantissima. «Vado via – aggiunge – e magari saranno contenti quei tifosi che, al ritorno dalla gara di andata col Vicenza, mi hanno invitato a farlo senza troppi giri di parole».

Un accenno polemico, ma uno solo. Per il resto, infatti, Vitale ha solo ringraziamenti. Partendo da chi lavora dietro le quinte. «Ringrazio i tifosi – spiega – e tutte le persone che in questi 13 anni hanno lavorato con me. Ho avuto a che fare con persone splendide. Come Giancarlo Fontanelli, il miglior magazziniere che abbia mai visto e conosciuto in 35 anni di calcio, come i fratelli Nacci e tutti gli altri dello staff».

Anni di grandi successi. «Successi di squadra – sottolinea Vitale – perché con me si lavora di squadra. Il più bello? La prima promozione in serie A mi ha regalato una gioia incredibile (era la sua prima volta, ndr), ma anche la salvezza dell’altra sera, forse perché è un ricordo più fresco, forse per come è venuta, è stata davvero entusiasmante. Anche perché fra le B e la Lega Pro c’è un abisso e perdere la categoria sarebbe stato un duro colpo. Ecco, sono arrivato con l’Empoli in B e in B lo lascio. È una soddisfazione».

Non l’unica, però. «Sono orgoglioso di quello che ho fatto – continua Vitale – perché qui a Empoli, come nelle mie precedenti esperienze, non ho mai fatto tirare fuori mille lire a un mio presidente». E così, probabilmente, succederà anche al prossimo. «Perché lascio l’Empoli e mi riposo – chiude Vitale – ma non smetto di fare calcio». E pare che il Brescia lo abbia già contattato.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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