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La Real Cerretese è già pronta a dare inizio a un nuovo ciclo
La lunga gestione di Marchi si è chiusa con la sconfitta nei playoff di Promozione con il Montelupo Il presidente Palatresi: «Meritavamo di più, ma comunque ci sono le basi per ripartire di slancio»
CERRETO GUIDI. Si è arresa solo ai supplementari della semifinale playoff. La Cerretese, pur remando spesso controcorrente, si è tolta anche quest'anno molte soddisfazioni. Ora che ha chiuso il ciclo targato Mauro Marchi si sta organizzando per aprirne un altro.
Presidente Riccardo Palatresi, come giudica il bilancio finale?
«Siamo stati tra le migliori squadre del girone per il gioco espresso. Le 7 vittorie esterne lo dimostrano. Alcune situazioni particolari ci hanno impedito di conquistare una promozione che meritavamo».
Si riferisce alla sconfitta a tavolino col Montescudaio?
«È stato uno degli episodi negativi che ha tolto potenziali punti in classifica e influito a livello psicologico nelle partite successive. Oltre l'antisportività degli avversari e il comportamento dell'arbitro, ha amareggiato la sentenza del giudice sportivo. La partita andava semplicemente ripetuta anche per non creare scomodi precedenti. Troppo facile presentarsi con il metro in mano a misurare le porte dei campi dilettantistici sfruttando una differenza di pochi centimetri».
Cosa è successo dopo?
«A Follonica eravamo in vantaggio 2-0 e siamo stati raggiunti sul 2-2 a tempo scaduto. Ci è crollato il mondo addosso e siamo incappati in 3 sconfitte consecutive. È servito un lungo e paziente lavoro del mister e della società per rimuovere un vero e proprio blocco psicologico».
E a Bientina avete ripreso la marcia.
«Da lì la squadra ha tenuto un buon passo, a parte qualche fisiologico calo dovuto agli infortuni e alle squalifiche che hanno inciso su una rosa corta. Alla fine abbiamo ottenuto il 3º posto anche se per la differenza reti negli scontri diretti siamo arrivati dietro al Montelupo. Decisivo è stato il derby di ritorno in cui abbiamo mollato. Invece nei playoff, con lo svantaggio del fattore campo e di un solo risultato a disposizione, a Montelupo si è vista una Cerretese diversa».
C'è rammarico per l'eliminazione?
«Il verdetto del campo va sempre accettato anche se per gioco e determinazione la Cerretese è stata almeno alla pari del Montelupo. Dispiace per un arbitraggio non all'altezza, ma è inutile cercare alibi».
L’avventura di Marchi sulla vostra panchina si è chiusa con un brutto episodio.
«Probabilmente ha perso il controllo non per l’episodio (la mancata espulsione di un avversario, ndc), ma per la somma degli eventi negativi dell'annata. È un tecnico che si espone in prima persona. La società ne è uscita con un'immagine danneggiata, ma le conseguenze dirette sono ricadute su di lui. Era consapevole di andare incontro a una dura squalifica e l'ha accettata senza batter ciglio».
Da dove ripartirete?
«Da un bilancio in ordine senza pendenze con nessuno, da un vivaio in crescita, da un sistema di fare calcio senza compromessi, da 2 playoff di Promozione disputati negli ultimi 3 anni. Con la crisi che c'è in giro, a cominciare dai professionisti, non mancheranno i giocatori sul mercato e se non troveremo le risorse ci concentreremo senza problemi sui giovani. Già col debutto di diversi elementi del 1994 e 1993 (Russo, Di Stefano, Macchiaroli, Mainolfi, Malucchi, Cioli, Lavecchia, Ippoliti e Gazzarrini, ndc) e la conferma del portiere Lelli del 1992 abbiamo seminato per futuro».
Come sarà la nuova Cerretese?
«Che ci sia da lottare per la promozione o per la retrocessione non perderemo la nostra identità. Poi la composizione della nuova rosa dipenderà anche dalla disponibilità dei ragazzi a restare. Ne abbiamo già parlato in occasione della cena di chiusura. Se credono ancora nella Cerretese del dopo Marchi sanno quello che la società e l'ambiente posso offrire. Altrimenti sono liberi di provare altre strade».
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