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Empoli

L'anno d'oro non basta a Pelagotti

David Biuzzi
Il portiere azzurro Alberto Pelagotti mentre corona una perfetta uscita alta con una bella presa in quota durante il match disputato nella parte finale della scorsa stagione in casa del Portogruaro e vinto per 1-0
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Il portiere azzurro Alberto Pelagotti mentre corona una perfetta uscita alta con una bella presa in quota durante il match disputato nella parte finale della scorsa stagione in casa del Portogruaro e vinto per 1-0

«Sono contento, però preferirei avere una classifica migliore...»

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 EMPOLI. Non se lo dimenticherà facilmente questo 2011. L'anno solare al tramonto, infatti, è stato quello della sua consacrazione. Lui, Alberto Pelagotti, è diventato il titolare della porta dell'Empoli completando un percorso iniziato nelle giovanili e che, tolta una frattuosa esperienza a Macedonia (allora in C2), lo ha sempre visto indossare la maglia azzurra. In sostanza l'estremo castellano è da considerare l'uomo simbolo degli ultimi 12 mesi. Anche per il senso di appartenza e la dedizione alla causa, anche per l'umanità che lo portano sempre a mettere in risalto i meriti del preparatore (dei portieri) Marchisio e a dedicare ogni buona gara all'amico-rivale che non c'è più, Riccardo Neri. «In effetti - concorda Pelagotti - se ne sta andando un anno che per me è stato molto importante. Certo avrei preferito chiuderlo con una classifica diversa, ma a livello personale non posso proprio lamentarmi».  Se le dico 12 marzo 2011 cosa le viene in mente?  Facile: il derby di Siena».  Ovvero la sua prima vera volta da titolare...  «Già. Mi era già capito di giocare quando Jasmin (Handanovic, ndr) era via con la nazionale. Ma a Siena sono andato dentro per scelta di mister Aglietti. Decise di puntare su di me, e lo ringrazierò sempre per questo, e le cose andarono bene. Finì 0-0, con alcuni miei buoni interventi e un finale "caldo". Aspetto, quest'ultimo, che ha reso ancora più speciale quella gara: tutto lo stadio era contro di me».  Eppure forse la sua partita più bella fu quella di Bergamo, poche settimane dopo.  «Siena e Bergamo sono le partite che ricordo sempre. Ma anche quella di quest'anno a Modena».  E la parata dell'anno?  «Credo quella su Di Gennaro, nell'ultima vittoria al Braglia. Però anche a Siena, su Mastronunzio, feci un intervento importante».  Indichi, alla resa dei conti, il ricorso più bello.  «Non riguarda le partite giocate. E' stato quando sono arrivato secondo al premio Del Rosso (dietro a Coralli e prima di capitan Stovini, ndr)».  Come mai?  «Per due motivi: per quello che rappresentava e rappresenta Emiliano e perché a votarmi sono stati i tifosi dell'Empoli. Davvero una grandissima emozione».  Nel 2011 ha fatto molto, ora cosa si aspetta dal 2012?  «Sola una cosa: arrivare il prima possibile alla salvezza con l'Empoli. La classifica, in verità, dice che ancora tutto è possibile per noi, ma visto come sono andate le cose finora è bene concentrarsi su questo traguardo. Fra l'altro siamo in crescita e siamo pure in debito con la sorte».  Ma non vorrebbe scalare anche l'ultimo gradino?  «Ogni giocatore sogna di arrivare in serie A. E' chiaro che se a giugno arrivasse un'offerta buona per me e per la società la prenderemmo tutti in considerazione. Però Empoli per me è qualcosa di speciale e continuare a indossare questa maglia non sarebbe certo un ripiego».  

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