L'Empoli è come la sua maglia: d'acciaio
David Biuzzi
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Levan Mchedlidze carica il sinistro ma la sua conclusione sarà deviata in angolo da Alfonso con una prodezza Al Braglia brilla solo per 20 minuti ma dietro non concede neanche un tiro in porta
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MODENA. La maglia color acciaio, quella che l'Empoli sfodera nella notte del Braglia, rende bene l'idea. E' duro e solido, cioé, il gruppo di Aglietti. E anche quando è brillante solo per 20 minuti riesce a non perdere (e vi pare poco?) e ad allungare la sua striscia positiva. Errori e personalità. L'Empoli parte con il 4-2-3-1 annunciato, mentre in quello del Modena c'è spazio per l'esperto Bellucci e non per Mazzarani. Al di là delle schermaglie tattiche, però, gli azzurri dimostrano subito di volersela giocare e hanno un buon impatto sul match. Già al 2', non a caso, ci sarebbe la prima possibilità (ma difficile) per Cesaretti. La gara vola via piacevole perché neanche i canarini stanno a guardare e il ritmo è piuttosto elevato. Sono proprio i padroni di casa, però, a trovare prima le misure in mezzo con Signori (che fa più di tutti gli altri centrocampisti centrali in campo) e l'ex Pasquato (sempre insidioso). Gli azzurri si fanno apprezzare soprattutto per la personalità, perché non smettono mai di cercare la via del gol e servono due super interventi di Alfonso per dire no a un Mchedlidze in crescita. Alla lunga, però, sulla truppa di Aglietti pesano i tanti errori in impostazione e anche la miglior quadratura dei padroni di casa (che pesa soprattutto su Musacci e Moro). Si viaggia sui binari dell'equilibrio, insomma, fra la logica degli emiliani (più possesso palla, più ordine nell'interpretazione del match) e la verve di Stovini e soci (hanno le occasioni più importanti). Che, non a caso, chiudono la frazione come l'avevano iniziata: in avanti. Cambio tattico. La ripresa inizia con gli stessi interpreti, ma con una variante sul copione decisa da Aglietti. Visti i problemi (soprattutto in mezzo) della prima parte, infatti, il tecnico azzurro abbassa Musacci sulla sua mattonella preferita (davanti alla difes), accentra Nardini e passa al 4-3-3. O meglio al 4-1-4-1, visto che la mossa ha un doppio effetto: l'Empoli, cioé, smette di rischiare concedendo le briciole ai gialli di casa (Signori e Pasquato, in pratica, escono di scena), ma rinuncia anche a farsi vedere in avanti perché Mchedlidze non ha ancora la condizione per cantare e portare la croce. Il georgiano, in pratica, perde il supporto di Cesaretti e Foti e, fatalmente, gli emiliani conquistano metri di campo (gli inserimenti di Lazzari, Valdifiori e Coralli servono per mettere forze fresche ma non cambiano il canovaccio). Al di là della supremazia territoriale, però, non si va. Anche perché Stovini è il solito gigante, il debutto stagionale di Marzoratti è eccellente e anche terzini e portiere fanno in pieno la loro parte. Con un pacchetto arretrato così, dunque, il risultato non può che essere lo 0. Ovvero lo 0-0 che l'arbitro Ciampi (ottimo) certifica dopo 4' di recupero, ma anche il clamoroso 0 che compare nella scout del Modena alla voce "tiri in porta". L'unico brivido, infatti, si materializza al 44' quando Mazzarani (inserito da Bergodi come Cani e Giampà, altri elementi offensivi che finiranno per pungere il giusto) sfiora il bersaglio. Può andar bene così, insomma. Le case, d'altra parte, si costruiscono sempre dalle fondamenta...
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