Il presidio
Serie B
«Non pensavo di dover sfidare l'Empoli...»
David Biuzzi
◗
Antonio Buscé in azione con la maglia dell’EmpoliVolevo restare ma la società ormai aveva deciso E' comunque la città dove ho deciso di vivere
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EMPOLI. Arrivò nell'estate del 2002, con una valigia di speranze e la fama di tornante di lusso per la serie C. Nove anni dopo, quando se n'è andato, Antonio Buscé era invece diventato uno degli esterni più forti e continui del calcio italiano. Snobbato dalle grandi, è vero, ma capace comunque di scrivere pagine di storia del pallone azzurro. Come le salvezze, le promozioni, la conquista dell'Europa. Non è stato uno dei tanti, insomma, e il suo ritorno da avversario al Carlo Castellani, nell'anticipo di venerdì sera, non può assolutamente passare sotto silenzio.
«Di sicuro è e sarà una settimana particolare per me - confida il giocatore che sabato ha segnato il suo primo gol con la maglia della Reggina - perché già l'idea di affrontare l'Empoli da avversario mi fa effetto. Nei prossimi giorni, ne sono sicuro, l'emozione crescerà ancora e probabilmente si farà sentire anche allo stomaco».
Addirittura...
«Certo. Anche perché non avrei mai pensato di sfidare l'Empoli, il mio Empoli. Quando firmai l'ultimo contratto, dopo le lusinghe del Palermo, mi ero convinto che avrei chiuso lì la mia carriera. E invece...».
Invece questa estate il ridimensionamento ha coinvolto anche lei.
«Ho provato a giocarmi le mie carte per restare (cioé era disposto a decurtarsi lo stipendio, ndr), ma ormai la società aveva preso la sua decisione e, a malincuore, le strade si sono divise».
E' stata dura?
«Durissima. Dopo 7 anni lo "stacco" mi ha pesato molto. Forse non l'ho ancora metabolizzato del tutto anche perché, e ora posso dirlo a pieno titolo, Empoli è davvero l'isola felice del calcio».
Eppure nell'ultima stagione qualche problema c'è stato.
«E' vero, ma quando non arrivano i risultati la gente mugugna».
Come dopo il derby perso a Pisa.
«Quella contestazione mi ha fatto male, ma poi ho capito che queste situazioni fanno parte del gioco e che bisogna saperle accettare. Oltretutto se fossi stato un tifoso dell'Empoli anch'io l'anno scorso avrei avuto qualcosa da ridire. Avevamo tutto per vincere ma non ci siamo riusciti».
Come mai?
«Perché il calcio è questo. Anche ora, a Reggio Calabria, stiamo vivendo una situazione simile. La verità è che è difficile calarsi in una realtà difficile come quella delle B e, se non ci riesci in fretta, rischi di non arrivare ai tuoi obiettivi».
Intanto i suoi compagni che sono rimasti, Vannucchi e Saudati, si stanno ampiamente riscattando.
«Non avevo dubbi al proposito. Sono due bravi ragazzi, due professionisti seri, e sono contento per loro. Ma, ripeto, sapevo che il clima a Empoli sarebbe tornato quello di sempre. Perché la società è eccezionale, la piazza splendida. Per questo sarei rimasto molto volentieri».
A Reggio come vanno le cose?
«Non benissimo. Ma anche qui i tifosi sono pazienti. Speriamo di esserci sbloccati con la Salernitana, ma la B è lunghissima e può ancora succedere di tutto».
L'Empoli che ruolo potrà recitare?
«In estate ho sentito qualcuno dire che poteva essere la mina vagante del campionato. Ecco, mi sembra la definizione giusta. Perché la squadra gioca bene, corre. Ci sono ottimi elementi, c'è un allenatore come Campilongo che considero molto bravo, c'è una società sempre presente e una tifoseria d'oro. Con queste componenti i risultati arrivano per forza».
Parla da... empolese.
«Lo sono, o almeno mi sento tale. Con la società mi sono lasciato benissimo e so già che Empoli è la città dove voglio vivere».
E venerdì...?
«Sarà incredibile. Non mi sembra vero di dovermi cambiare nell'altro spogliatoio...».
«Di sicuro è e sarà una settimana particolare per me - confida il giocatore che sabato ha segnato il suo primo gol con la maglia della Reggina - perché già l'idea di affrontare l'Empoli da avversario mi fa effetto. Nei prossimi giorni, ne sono sicuro, l'emozione crescerà ancora e probabilmente si farà sentire anche allo stomaco».
Addirittura...
«Certo. Anche perché non avrei mai pensato di sfidare l'Empoli, il mio Empoli. Quando firmai l'ultimo contratto, dopo le lusinghe del Palermo, mi ero convinto che avrei chiuso lì la mia carriera. E invece...».
Invece questa estate il ridimensionamento ha coinvolto anche lei.
«Ho provato a giocarmi le mie carte per restare (cioé era disposto a decurtarsi lo stipendio, ndr), ma ormai la società aveva preso la sua decisione e, a malincuore, le strade si sono divise».
E' stata dura?
«Durissima. Dopo 7 anni lo "stacco" mi ha pesato molto. Forse non l'ho ancora metabolizzato del tutto anche perché, e ora posso dirlo a pieno titolo, Empoli è davvero l'isola felice del calcio».
Eppure nell'ultima stagione qualche problema c'è stato.
«E' vero, ma quando non arrivano i risultati la gente mugugna».
Come dopo il derby perso a Pisa.
«Quella contestazione mi ha fatto male, ma poi ho capito che queste situazioni fanno parte del gioco e che bisogna saperle accettare. Oltretutto se fossi stato un tifoso dell'Empoli anch'io l'anno scorso avrei avuto qualcosa da ridire. Avevamo tutto per vincere ma non ci siamo riusciti».
Come mai?
«Perché il calcio è questo. Anche ora, a Reggio Calabria, stiamo vivendo una situazione simile. La verità è che è difficile calarsi in una realtà difficile come quella delle B e, se non ci riesci in fretta, rischi di non arrivare ai tuoi obiettivi».
Intanto i suoi compagni che sono rimasti, Vannucchi e Saudati, si stanno ampiamente riscattando.
«Non avevo dubbi al proposito. Sono due bravi ragazzi, due professionisti seri, e sono contento per loro. Ma, ripeto, sapevo che il clima a Empoli sarebbe tornato quello di sempre. Perché la società è eccezionale, la piazza splendida. Per questo sarei rimasto molto volentieri».
A Reggio come vanno le cose?
«Non benissimo. Ma anche qui i tifosi sono pazienti. Speriamo di esserci sbloccati con la Salernitana, ma la B è lunghissima e può ancora succedere di tutto».
L'Empoli che ruolo potrà recitare?
«In estate ho sentito qualcuno dire che poteva essere la mina vagante del campionato. Ecco, mi sembra la definizione giusta. Perché la squadra gioca bene, corre. Ci sono ottimi elementi, c'è un allenatore come Campilongo che considero molto bravo, c'è una società sempre presente e una tifoseria d'oro. Con queste componenti i risultati arrivano per forza».
Parla da... empolese.
«Lo sono, o almeno mi sento tale. Con la società mi sono lasciato benissimo e so già che Empoli è la città dove voglio vivere».
E venerdì...?
«Sarà incredibile. Non mi sembra vero di dovermi cambiare nell'altro spogliatoio...».
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