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Empoli

Il caso

Empoli: condannato dopo 19 anni, chiede il risarcimento per il processo-lumaca e lo ottiene

di Danilo Renzullo

	Il Tribunale di Firenze
Il Tribunale di Firenze

Il processo, a carico di un cinquantenne empolese, era iniziato nel novembre 2006 e si era concluso nel 2025

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EMPOLI. Colpevole - "condannato" al risarcimento per i danni arrecati ad un’attività di ristorazione -, ma allo stesso tempo anche vittima della giustizia e per questo destinatario di un risarcimento per un processo lumaca che lo ha visto davanti ai giudici per oltre 19 anni.

Accolto il ricorso

La Corte di Appello di Firenze, ha accolto il ricorso di un cinquantenne empolese condannando il ministero della Giustizia a risarcirlo con una somma di poco più di 2.600 euro, oltre alle spese legali, come indennizzo per un processo che, iniziato nel novembre 2006 - nell’allora Tribunale di Empoli (chiuso nel 2013) - si è concluso nel 2025, ben 19 anni dopo, transitando nella sezione distaccata di Pontedera del Tribunale di Pisa (chiusa tredici anni fa), alla Corte di Appello di Firenze e alla Corte di Cassazione. Quasi due decenni che hanno visto l’allora trentenne accusato - insieme ad altri - del danneggiamento di un locale.

I fatti

L’odissea giudiziaria inizia nel 2006, quando il proprietario di un ristorante attivo sulla costa pisana presenta una richiesta di risarcimento a seguito di una serie di danni subiti al termine di una cena tra amici, poi degenerata nel lancio di piatti, bicchieri e suppellettili. Poco più di 5mila euro per far fronte ai danni materiali, circa mille euro come indennizzo a fronte di alcuni giorni di chiusura forzata necessari per ripristinare il locale. In causa viene chiamato il cinquantenne empolese. L’uomo, infatti, si era occupato della prenotazione dei tavoli e dell’organizzazione della cena, poi ritenuto "colpevole" insieme ad altri dei danni. Il procedimento giudiziario, avviato nella aule della sezione distaccata di Empoli del Tribunale di Firenze, approda poi alla sezione distaccata di Pontedera del Tribunale di Pisa, ritenuta competente per esaminare il caso. Un primo passaggio che fa slittare il primo grado di giudizio, che si conclude dopo otto anni e 17 giorni - con la "condanna" al risarcimento di alcune delle persone che parteciparono alla cena - a cui segue il procedimento in appello che approda al Tribunale di Firenze, dove rimane "impantanato" per altri sei anni, un mese e cinque giorni concludendosi con la conferma del risarcimento chiesto dal proprietario del locale danneggiato. Il processo arriva infine alla Corte di Cassazione, dove il "travagliato" iter giudiziario si conclude con i giudici che accolgono la richiesta del proprietario del ristorante pisano. Parola fine arrivata dopo oltre 19 anni.

Il danno risarcito

Ritenendo eccessivi i tempi con cui il procedimento è arrivato ad una sentenza definitiva - almeno cinque anni per il primo grado e almeno quattro per il secondo fuori dai tempi previsti dalla normativa - il cinquantenne empolese, difeso dall’avvocato Luca Scarselli, ha deciso di citare il ministero e chiedere l’equa riparazione per irragionevole durata del processo rivendicando un riconoscimento di 400 euro per ogni anno in "eccesso". La prima sezione civile della Corte di Appello di Firenze ha riconosciuto al cinquantenne un danno quantificato in poco più di 2.600 euro trasformando in qualche modo il "colpevole" anche in vittima della giustizia.

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