Il Tirreno

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Il ricordo

Maati, una cena per i bisognosi in memoria del 17enne ucciso

di Giacomo Bertelli

	Un momento della serata a Certaldo e Maati Moubakir, ucciso a 17 anni
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Un momento della serata a Certaldo e Maati Moubakir, ucciso a 17 anni

I genitori: «Abbiamo il dovere di mantenere vivo il suo ricordo». A tavola decine di persone del posto che quotidianamente necessitano di aiuto per sopravvivere

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CERTALDO. Una cena per donare un momento di sollievo e conforto a chi nella vita lotta ogni giorno per sopravvivere. Questo lo spirito dell’iniziativa che si è tenuta a Certaldo domenica sera, al centro “I Macelli”, organizzata dai genitori di Maati Moubakir, il 17enne certaldese ucciso dal “branco” lo scorso 29 dicembre a Campi Bisenzio.

Una tradizione della religione musulmana, alla quale è profondamente legato il padre di Maati, Farid. Alla cena hanno partecipato molte persone. Silenzio e preghiere, accompagnati da pietanze tipiche dei Paesi del Màghreb. A tavola persone che quotidianamente necessitano di aiuto, personale e volontari della Misericordia di Certaldo, amici di Maati e migranti che sono ospitati nei centri di prima accoglienza del territorio.

Un’iniziativa “silenziosa”, non pubblicizzata, con l’obiettivo di condividere un momento di ricordo del 17enne ammazzato con due coltellate al cuore, dopo un pestaggio, ma anche per lanciare un segnale di “rispetto” verso chi lotta tutti i giorni per la sopravvivenza e un piccolo, concreto, aiuto ai più sfortunati. Una serata tra canti e preghiere musulmane, che fanno da apripista ad una serie di iniziative che la famiglia di Maati vuole mettere in campo per tenere vivo il ricordo del 17enne. «Abbiamo il compito di mantenere vivo il suo ricordo. Anche nei giorni scorsi, in discoteca, i suoi amici hanno portato un cartello che recitava “Maati vive”. Non ci stancheremo di ricordare quello che è successo, anche se doloroso e frutto di una violenza inaccettabile. Maati vive dentro di noi. Adesso ci aspettiamo pene pesanti», sottolinea Silvia Baragatti, madre di Maati. Il padre Farid, promotore della serata, ha ricordato l’importanza dell’unione e della condivisione. «In Paesi dove la religione cattolica è da sempre radicata, simili iniziative permettono alla comunità di far scoprire anche altri orizzonti – dice –. Questa è un’usanza musulmana, dove i familiari donano qualcosa a chi ha bisogno. Siamo qui per una preghiera all’anima di nostro figlio e spero tanto che possa arrivare a lui, assieme alla giustizia».

Fra i presenti anche alcuni amici di Maati, i fratelli e la sorella. «Nei giorni scorsi si è tenuto in forma riservata il 18esimo del nostro amico Maati – dice Gianluca Borgiotti, uno degli amici di Maati presenti all’iniziativa –. Lui ne parlava da molti mesi, sognava quel giorno e c’era veramente grande attesa per celebrarlo. Ci siamo trovati privatamente a cena, ci è sembrato giusto fare proprio come lui avrebbe voluto. Eravamo in pochi, ma non è il numero a fare la differenza. Chissà come avrebbe reagito se fosse stato con noi».

La fotografia di Maati, la stessa presente alla festa di compleanno, posta al centro della sala, è stata ancora una volta l’istantanea per ricordare il giovane ammazzato e ribadire l’appello ad una «giustizia giusta».


 

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