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Centro Lilith, qui rinasce la vita e tante donne ritrovano la speranza
Vittime di violenze e soprusi, a Empoli hanno scoperto il gusto del riscatto
EMPOLI. Sono da poco passate le 14 e finalmente Suela e Natasha possono prendersi una pausa. L’ora di punta, quella del pranzo, è passata e quasi tutti gli avventori se ne sono andati dal bar a fianco della sede della Pubblica Assistenza a Empoli. Suela è la presidentessa della cooperativa Sos Luna che gestisce il locale. Natasha lì è la cuoca. «All’inizio – rivela con un sorriso – ero negata in cucina, ma pian piano ho imparato il mestiere tra i fornelli con tutto l'impegno che potevo. Ora mi dà soddisfazione». E si capisce perché, a giudicare dal profumo che arriva dalle frittelle appena sfornate come dolce. In realtà per loro quello non è un posto di lavoro come tutti gli altri. Lì ci sono arrivate dopo essere state accolte dal centro aiuto donna Lilith, che soccorre e sostiene le donne vittime di violenza. Lì sono arrivate per allontanarsi da mariti, compagni o padri maltrattanti e sempre lì hanno trovato protezione, certo, ma anche un lavoro. E soprattutto l’autonomia. «Quando esci da una situazione di violenza verbale e fisica – racconta Natasha - il lavoro diventa fondamentale per andare avanti. Per noi l’opportunità di un impiego è stata decisiva per ripartire da zero in un momento in cui non sai dove sbattere la testa. Abbiamo avuto la possibilità di ricostruirci una vita indipendente, da sole». Lei prima aveva lavorato in un bar, ma «quando arrivai qui nel 2010 serviva una cuoca», spiega. Suela invece no, non aveva mai avuto esperienze di lavoro prima. «Sono arrivata nel 2007 – spiega - con i miei due figli, che avevano sei e quattro anni, mentre cercavo di separarmi da mio marito. Sono stata accolta, mi hanno offerto assistenza legale e psicologica». A quel tempo anche il centro Lilith era giovane e la cooperativa, legata al centro, nemmeno esisteva. Suela è stata tra le fondatrici di Sos Luna, oltre dieci anni fa. Da allora lì sono transitate, in sala, al bancone o in cucina, circa una 40ina di donne, calcolano la presidente delle Pubbliche Assistenze Riunite di Empoli Eleonora Gallerini e la coordinatrice del centro Lilith Maya Albano. «Molte di loro – sottolinea Gallerini – non avevano mai lavorato prima, rimanevano a casa con i figli. È stato quindi un modo per consentire loro di fare esperienza e crearsi un curriculum spendibile anche da altre parti». E infatti alcune, come Suela e Natasha, sono rimaste lì, dove al momento lavorano otto donne; altre invece hanno cambiato locale, sono andate in un negozio, qualcuna ha scelto di diventare infermiera o di riprendere l’impiego di prima. «La violenza di genere colpisce in modo trasversale: ci sono tante situazioni diverse, donne italiane e straniere. Molte di loro restano nel nostro territorio – spiega Gallerini – e restiamo in contatto per qualsiasi necessità, dal magazzino solidale alle questioni burocratiche. È una rete che cresce anche nell’insegnare alle donne cos’è la solidarietà: tu ne aiuti una e lei ne aiuterà un’altra». Ma fondamentale è il lavoro. «La cooperativa, composta da donne che hanno fatto un percorso in un altro centro antiviolenza – aggiunge Gallerini – è nata da un nostro progetto, finanziato con fondi europei. L’obiettivo è assumere quelle donne che, per inesperienza o a causa della barriera linguistica, avrebbero difficoltà a trovare un impiego una volta uscite dalla violenza». Un altro fronte su cui però c’è ancora molto da lavorare è la burocrazia. «Gli uomini – spiega la presidente - cercano di mantenere la donna in condizioni di difficoltà, ricattabili: spesso ci capitano donne senza documenti o permesso di soggiorno, senza nemmeno il medico, mentre il compagno o il marito o i figli sono in regola su tutto». E ad accompagnare le donne vittime di violenza c’è anche Casa Matilda (da due anni le professioniste del Centro stanno lavorando per aprirne una seconda). Qui l’anno scorso sono state accolte 17 donne con 16 figli. «Non basta – sottolinea la coordinatrice di Lilith – uscire dalla violenza (al centro ci occupiamo anche della parte di accoglienza emergenziale), ma bisogna andare avanti in autonomia. Nella struttura facciamo formazione e in più ci sono tante attività anche per i bambini: dalla musicoterapia (con il Centro di attività musicali di Empoli) alla pet therapy con l’associazione Arca».
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