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In mille per Luciano Spalletti nella “sua” Certaldo: «Magari ora posso allenare i bambini»
Un fiume di bandiere del Napoli per l’allenatore, che risponde anche sul suo accostamento alla Juventus e sul rapporto speciale con Fabrizio Corsi. Insieme al tecnico della scudetto anche Ramerini e Indiani: per loro la “Cipolla d’oro”
CERTALDO. Più di mille persone, un fiume di magliette, cori e bandiere per il Napoli. L’ospite speciale della serata per festeggiare i successi calcistici di Certaldo hanno visto nel tecnico Luciano Spalletti il faro catalizzatore di una serata che nel paese sarà a lungo ricordata.
Sul palco di “Certaldo in Fermento” si sono seduti tre allenatori, nati a Certaldo e campioni nei loro rispettivi campionati, dalla Serie A passando alla D fino all'Eccellenza.
Certaldo in serie D con Alberto Ramerini, Arezzo in Lega Pro con Paolo Indiani e Napoli campione d’Italia con Luciano Spalletti.
«Adesso – ha detto Spalletti – voglio stare un po’ fermo e sistemare alcune cose. Sicuramente andrò a sentire l’introduzione alla stagione del tecnico del Certaldo, Alberto Ramerini, al primo giorno di preparazione in serie D. L’amore che mi ha dato il Napoli è letteralmente incredibile, una gioia che non sta in cielo e in terra. Nessuna impresa, anche se così importante, può meritare tutta questa gioia. Mi mancherà tantissimo Napoli – ha continuato Spalletti – ho ricevuto in cambio qualcosa che porterò sempre con me e difenderò. Quando abbiamo messo la testa avanti e cominciato ad accumulare punti di vantaggio sulle avversarie, ero felice e allo stesso tempo preoccupato. Tornavo a casa con il timore che ci potesse sfuggire quello che stavamo costruendo. Adesso dedicherò il tempo della vita alla famiglia per stare con loro. Posso andare all’estero ad allenare, così come allenare i bambini del Certaldo o dell'Avane».
Uno scudetto, come ricordato dallo stesso mister in dialetto napoletano, che è stato «trezziato». Per sentirsi ancora una volta a casa, fra il Vesuvio e lo stadio “Diego Armando Maradona”, il tecnico ha collegato il suo telefono al microfono per far partire l’inno del Napoli, scatenando più che mai l’entusiasmo: «Volevo sentire ancora una volta il calore della gente che mi ha accompagnato in questi due anni».
Un calore che Certaldo, complice anche l’arrivo in massa da altri paesi del territorio di tifosi partenopei, ha saputo trasmettere ai presenti. Lo stesso Spalletti ha ricordato i suoi momenti di gioventù fra Certaldo ed Empoli.
Nato a ridosso del torrente Agliena, è cresciuto con un pallone e il muretto per allenarsi. Ha lasciato Certaldo all’età di 8 anni, prima di lanciarsi in quel calcio che guardava nei tornei rionali.
Un tifoso partenopeo gli ha chiesto di allontanare la nebbia sul futuro che lo potrebbe vedere a Torino, sponda bianconera, assieme al dirigente sportivo Giuntoli alla Juventus: «Non posso certamente tenere conto della fede dei tifosi e di una domanda simile ma adesso rispondere è difficile», è stata la risposta di Spalletti.
Grande spazio anche all’Empoli, che Spalletti ricorda come una delle imprese più significative della sua vita: «La vittoria più bella è il mio legame con Fabrizio Corsi e l’Empoli. Mi avevano messo a disposizione una squadra che conoscevo come le mie tasche. Mi hanno permesso di allenare in serie A».
Sempre parlando di Empoli, Spalletti elegge il suo miglior giocatore della stagione: «Di Lorenzo è stato un capitano vero che ha racchiuso un equilibrio fondamentale per l’obiettivo straordinario che abbiamo raggiunto, lui ha qualità ed esecutività».
Una battuta anche sul rapporto con Totti ed Icardi: «Bisogna comportarsi in modo intelligente, se uno dice cose più intelligenti di me, non ho problemi ad accontentare gli altri».
E alla fine della serata i tre allenatori hanno ricevuto un premio, la Cipolla d’oro, che il comune di Certaldo ha deciso di consegnare a Spalletti, Indiani e Ramerini, per celebrare questa fantastica stagione.
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