Il Tirreno

Empoli

In aula

Frana di Lucardo, nessun colpevole: assolto anche l’ultimo degli imputati

di Matteo Leoni
Una porzione del muro crollato
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Una porzione del muro crollato

La vicenda giudiziaria si è chiusa senza alcun risarcimento alle famiglie

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MONTESPERTOLI. Assolto anche l’ultimo degli imputati per il caso conosciuto come “frana di Lucardo”, una collina dove nel febbraio del 2018, dopo un primo episodio nel 2010, si verificò il cedimento di un muro perimetrale lungo 40 metri, che venne giù rendendo inagibili, e lo sono ancora oggi, alcune villette a schiera di recente costruzione.

Il costruttore Alessandro Bettini, 64 anni, originario di Livorno e difeso dall’avvocato Luca Brachi, è stato assolto dal tribunale di Firenze con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Si chiude così dunque la vicenda giudiziaria nata da un disastro che ha portato sul lastrico intere famiglie, costrette a pagare un mutuo per abitazioni dove non possono vivere. Bettini era imputato per il reato di crollo di costruzioni, in qualità di legale rappresentante della I&B Immobiliare, società proprietaria e committente del complesso immobiliare sito in via Lucardo Alto 42. L’accusa contestata dalla procura era quella di aver causato, per negligenza, il crollo del muro di contenimento di cemento armato posto alle spalle delle villette, causando danni strutturali alle costruzioni, omettendo di ottemperare ai provvedimenti amministrativi emessi dal 2011 dalle autorità, tra cui il sindaco di Montespertoli, Arpat e il Genio civile, che avevano segnalato la necessità di un consolidamento dei luoghi. In attesa che siano rese note le motivazioni della sentenza, è ragionevole ritenere che la giudice Laura Bonelli abbia ritenuto che non vi sia stata correlazione diretta tra il crollo del muro e l’omessa ottemperanza delle ordinanze comunali.

Nel 2018 si era concluso un altro processo scaturito dalle indagini sulla vicenda, terminato con l’assoluzione di otto imputati. Il tribunale nelle motivazioni, pur riconoscendo la gravità del fatto, aveva assolto gli imputati perché era stato contestato loro un reato giudicato sbagliato, quello di frana colposa, mentre, in base agli esperti sentiti in aula, si sarebbe trattato di un crollo. Così il giudice ha pronunciato l’assoluzione per non violare il principio di correlazione tra accusa e sentenza.

«Se è indubitabile che per gli acquirenti di alcuni dei 16 appartamenti – scriveva il giudice nel 2018 – l’acquisto sia stato un vero e proprio disastro, una rovina, un investimento decisamente fallimentare, la consapevolezza di ciò non esonera questo giudicante dal dovere di attenersi alla qualificazione giuridica data ai fatti occorsi dalla pubblica accusa, e dalla conseguente necessità di verificare se quella contestazione sia o meno aderente ad essi». «Sono in atti – prosegue – le testimonianze delle parti civili, persone e nuclei familiari che hanno scelto e deciso di acquistare una casa» e che «per compiere questo passo hanno contratto mutui e affrontato sacrifici economici». Le stesse persone che poi «si sono ritrovate per strada, private della propria casa ma non della rata mensile da versare in conseguenza del mutuo», nuclei familiari «disperati perché da anni attendono inutilmente iniziative volte a rendere le loro case abitabili».


 

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