Il Tirreno

Empoli

Assemblea infuocata

Empoli, sul gassificatore è scontro aperto. Irace: «Ci prendiamo più tempo»

di Luca Signorini
Empoli, sul gassificatore è scontro aperto. Irace: «Ci prendiamo più tempo»

L’ad di Alia tende la mano: «Siamo pronti a un confronto serio nel merito»

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EMPOLI. Marcignana caput mundi. Il Mondo si è fermato a Marcignana, almeno martedì sera. Freddo pungente e assemblea infuocata (con parecchi poliziotti nel perimetro) al circolo della frazione più vicina al Terrafino, dove in un terreno agricolo alle spalle della Zignago Vetro dovrebbe sorgere il gassificatore da 400 milioni di euro approvato dalla Regione Toscane e proposto da Alia e dai suoi partner.

Un incontro fiume, con 400 persone in sala, altrettante o forse di più fuori, altre mille e oltre collegate alla diretta streaming, parecchi a fissare i maxischermi piazzati sotto un tendone esterno della Casa del popolo e anche nel salone del circolo di Ponte a Elsa. L’Italia non è ai Mondiali di calcio ma Empoli ha la partita del gassificatore. Al corteo erano in tremila, l’altra sera quasi. Un’altra giornata storica, in sostanza.

La sintesi di quanto avvenuto pare condensarsi in ciò che ha detto l’amministratore delegato di Alia, Alberto Irace: «Noi vogliamo fare un progetto con l’aiuto dei cittadini con confronti nel merito, e siamo pronti a chiedere alla Regione di avere più tempo per fare questo confronto». A pesare le parole sembra un’apertura nei confronti delle rumorose rimostranze che la platea di Marcignana non ha lesinato a dimostrare, tra gesti, grida a tratti sguaiate, slogan, pure cori, interventi precisi carte alla mano.

Beninteso, non va in archivio l’impianto rifiuti che tratterà 250mila tonnellate l’anno di scarti indifferenziati per trasformarli in idrogeno e metanolo, ma insomma il prendersi tempo potrebbe significare uno slittamento. Non siamo ancora alla «pietra tombale», come auspicava il professore di Altopascio Rossano Ercolini dell’associaizone Zero Waste Italy, ma il tempo potrebbe portare a un ripensamento. Anche se poi Irace ribadisce: «Siamo tutti impegnati in buona fede nella ricerca delle soluzioni e sulla base di un confronto serio. Questa ipotesi la porteremo a uno stato definitivo e ne discuteremo nel merito. Presenteremo un progetto che possa essere anche demolito».

C’è da fare però i conti con Marcignana, dove sono duri e puri, combattivi e battaglieri, e se ancora non si fosse capito il “no” al progetto che arriva dalla frazione è assai fragoroso. Nessun tentennamento. Chi si alza dalla sedia e parla al microfono lo dice chiaro: «Qui il progetto non si farà» (le parole le pronuncia per esempio Gianni Casalini).

Mentre dalla finestra entra l’acre miasma dei fumogeni lanciati nel piazzale dalla curva dei contrari (i ragazzi di Marcignana e quelli dell’Intifada), al chiuso si consumano boati, scatti in piedi, gesti plateali a sottolineare epiteti (tipo «vergogna, bugiardi, non ci fidiamo di voi, basta prese in giro»), persino standing ovation quando l’intervento raggiunge l’unanimità dei consensi tra la folla (sono i casi dell’ex ingegnere del Comune di Empoli Paolo Gini, di Carlotta Caciagli e di Marco Cardone di Trasparenza per Empoli).

Per nulla facile - pensiamo - stare dall’altra parte del tavolo, oggetto di improperi e cotanta ira. «Ma io, più della rabbia, mi preoccupo della sfiducia che avverto, e che è molto difficile da recuperare», ha detto la sindaca Brenda Barnini, consapevole di giocarsi consensi e favori, non tanto per se stessa ma per ciò che rappresenta, come istituzione e come partito. «Qui si prendono e si perdono voti», ragguaglia un sibilo tra la calca. Inquadra il fatto, causa e conseguenza del gassificatore conteso. «Comunque la contrapposizione non porta a nulla, dobbiamo dialogare», ha affermato ancora.

C’era pure Monia Monni, assessora regionale all’ambiente, chiamata a illustrare il piano rifiuti «con l’ambizione di raggiungere l’autosufficienza regionale nel modo più sostenibile possibile». «Questo non è un termovalorizzatore - ha aggiunto - e la Regione darà la sua autorizzazione solo se il progetto garantisce tutti i requisiti di tutela della salute e dell’ambiente». Poi dà dei numeri per inquadrare il contesto e spiegare come si intenda superare il modello delle discariche.

Ma nulla rassicura Marcignana, i tanti comitati spontanei, il “popolo” in rivolta. Il no all’impianto è netto, deciso, senza possibilità di replica.


 

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