Viabilità
Restauro del monastero della Marca. Il sindaco: «In arrivo 900mila euro»
Slitta invece il recupero dell’antica Fonte di San Martino: «Un vero peccato»
CASTELFIORENTINO. Ammontano a 900mila euro i finanziamenti – del Fondo Edifici di Culto del ministero degli Interni del Pnrr – che verranno utilizzati per il restauro della chiesa di Santa Maria della Marca. La chiesa, sorta dove agli inizi del 1200, è oggetto di un consolidamento strutturale che sta arrivando a conclusione e che la Soprintendenza metterà a bando entro il 2023.
«Spero davvero di riuscire a veder partire i lavori prima che finisca il mio mandato – ha scritto sul suo profilo Facebook il sindaco Alessio Falorni – Aver contribuito a rimettere a posto una delle eredità culturali più emotivamente vissute di Castello è una cosa che dà grande soddisfazione». Il complesso di Santa Maria della Marca deve le sue origini alla visita del “Poverello d’Assisi”. All’interno del complesso monastico è presente la Chiesa di Santa Chiara, dove si vede una parte di un probabile ciclo di affreschi attribuito a Niccolò di Pietro Gerini rappresentante “L’ultima cena” e sottoposto a minuzioso restauro. Altro dipinto presente nella chiesa e conservato nel monastero adiacente è la tavola “Madonna in trono con San Pietro e Santa Lucia, Sant’Antonio da Padova e Santa Caterina d’Alessandria” eseguito verso la fine del Quattrocento in ambito senese. Dai saggi effettuati, si è dedotto che sotto l’intonaco attuale siano presenti anche vari affreschi risalenti al Sei-Settecento. All’interno della nuova chiesa è invece conservata una croce dipinta da Lippo di Benivieni.
Dal palazzo comunale, invece, non arrivano buone notizie sulla Fonte di San Martino: «I famosi 100mila euro che ci erano stati promessi per il bando Bellezza non sono mai arrivati alla Soprintendenza, al pari di altre opere che erano state sostenute da quel bando. Un vero peccato», continua il primo cittadino che ieri con la sia vice Claudia Centi ha eseguito un sopralluogo dopodiché ha telefonato alla nuova soprintendente Antonella Ranaldi per fare il punto della situazione. Il manufatto di pregevole fattura in passato veniva utilizzato, grazie alla vasca di grandi dimensioni, come lavatoio pubblico e forniva alla popolazione e ai viandanti quell’abbondante acqua sorgiva da cui deriva il toponimo stesso della zona.
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