Il presidio
Caso Ferrara, chiesta l’archiviazione. «È invalido, non ha truffato l’Inps»
Il pm chiede la revoca del sequestro preventivo dei beni del 49enne
EMPOLI. Il pubblico ministero della Procura di Firenze Massimo Bonfiglio - in sede di incidente probatorio, atto irripetibile convocato per accertare le sue effettive condizioni di salute - ha chiesto l’archiviazione del procedimento e la revoca del sequestro preventivo dei beni pignorati dal novembre 2021 all’imputato Andrea Ferrara, empolese 49enne, accusato di essere un finto invalido e di aver truffato l’Inps per una somma di oltre 114mila euro, che avrebbe percepito indebitamente fin dal 2012, quando all’uomo è stata riconosciuta la disabilità motoria per una serie di patologie e anche un assegno mensile di circa 600 euro.
Ferrara, difeso dall’avvocato Valentina Bertini, è stato giudicato da una perizia di due neurochirurghi di Modena, incaricati nel febbraio scorso dal gip Agnese Di Girolamo. Proprio questa valutazione ha spinto il pubblico ministero a chiedere al gip l’archiviazione del procedimento, in quanto «non sussistono seri elementi per sostenere l’accusa in dibattimento, e anzi le risultanze dell’incidente probatorio effettuano militano sostanzialmente a favore dell’indiziato su entrambi i profili necessari per l’integrazione del reato».
Nella richiesta di archiviazione il pm scrive: «Ferrara ha sofferto e tuttora soffre delle patologie; queste non sono tali da impedirgli di svolgere le attività lavorative cui era addetto, come quelle di centralinista; non è possibile indicare con precisione in quale epoca o anno vi sia stato evidente miglioramento delle condizioni di deambulazione riscontrate infine dalla polizia giudiziaria; egli non ha peraltro simulato dolosamente uno stato di infermità».
L’accusa che veniva mossa a Ferrara dagli inquirenti fiorentini era quella di aver indotto in errore i medici che lo avevano visitato nel corso del tempo: sfruttando il fatto di soffrire di una patologia potenzialmente suscettibile di determinare incapacità motoria, l’uomo avrebbe finto di non poter camminare di fronte all’esame degli specialisti, sosteneva l’accusa.
In effetti Ferrara nel corso delle indagini è stato visto deambulare. Quello che però gli investigatori non avrebbero preso in considerazione, è che si tratterebbe di situazioni eccezionali (ovvero la possibilità di camminare) rese possibili dalla pesanti terapie a cui l’uomo si sottopone, circostanze insomma saltuarie che non modificano in alcun modo l’estrema gravità della sua condizione fisica. In effetti, grazie ad iniezioni di morfina e all’utilizzo di cannabis terapeutica, a volte Ferrara è riuscito a vincere i dolori, alzarsi dalla sedia a rotelle sulla quale è costretto e avviarsi a camminare.
La tesi della difesa è stata quella che si trattasse di casi straordinari e legati appunto all’assunzione di massicce dosi di antidolorifici, sostanze che fanno parte del suo percorso di cura. «Il mio cliente sta facendo uso di cannabinoidi e morfina sotto prescrizione medica. A volte cammina meglio, a volte peggio. Ma il suo quadro clinico, con tutte le patologie di cui soffre, è peggiorativo, non migliorativo», aveva detto il legale difensore Bertini.
Una tesi evidentemente accolta dal pubblico ministero. Ma l’ultima parola adesso spetta al Gip, che dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione del procedimento giudiziario.
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