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cronaca

Scoperta tomba romana a Certaldo. Nel “corredo” una moneta

Il rinvenimento durante i lavori al sistema fognario nella frazione di Marcialla. Archeologi all’opera per saperne di più


17 giugno 2022 Giacomo Bertelli


Certaldo Scoperta straordinaria in quel di Marcialla, frazione a metà fra Certaldo e Barberino Tavarnelle, dove è stata ritrovata una sepoltura ad incinerazione, una sorta di combustione, di età romana. Una novità suggestiva per il territorio della Valdelsa e del Chianti che può così scoprire da vicino i riti di sepoltura dell’antica Roma. Il ritrovamento darà sicuramente interesse agli archeologi per proseguire un percorso già cominciato molto tempo fa.
 
La storia antica, quella che testimonia la presenza inedita di insediamenti legati all’età imperiale, non è mai stata così vicina. Tra le colline di Certaldo e Barberino Tavarnelle, notoriamente popolata dalla civiltà etrusca che intorno al VII secolo a. C. si organizzò nei primi insediamenti urbani, innalzò tumuli e decorò vasi e gioielli, viene alla luce una rilevante testimonianza di età romana risalente alla prima età imperiale. Durante i lavori di realizzazione del sistema fognario e della depurazione a cura di Publiacqua, a Marcialla, è stata infatti “intercettata” parte di una tomba romana. Una scoperta che sin da subito ha scaturito curiosità e stupore. Due sono le ipotesi sulle quali si sono orientate le indagini archeologiche a cura della cooperativa ARA, preposta all’assistenza archeologica sotto la direzione scientifica della Soprintendenza. I riflettori degli studiosi sono puntati sulla doppia possibilità di attribuire il rinvenimento ad una delle due pratiche funerarie ad incinerazione proprie del mondo romano in età imperiale: il bustum o l’ustrinum. «Le pratiche di sepoltura nell’antica Roma si differenziavano nella cremazione e nell’inumazione – spiega il funzionario della soprintendenza Michele Bueno – compresenti almeno fino al I-II sec. d. C. cioè da quando il rito dell’inumazione prevale su quello dell’incinerazione». 
 
«Vi erano due tipi di cremazione – ricorda Bueno – il bustum, o cremazione diretta, caratterizzata da una fossa destinata ad accogliere le ceneri del defunto cremato in situ; l’altro l’ustrinum, che sembrerebbe corrispondere al nostro caso, esito invece di una deposizione secondaria, una fossa di dimensioni minori atta ad accogliere una selezione delle ceneri in un luogo diverso da quello in cui il corpo del defunto viene cremato». All’interno della tomba di Marcialla sono stati rinvenuti, oltre a resti di cenere e frammenti ossei combusti, una moneta di età medio imperiale, il cosiddetto “obolo di Caronte”, parte del corredo funebre che accompagnava i defunti, e alcuni frammenti ceramici sempre legati al rito di sepoltura. La tomba di medie dimensioni (1 metro per 3) è rivestita in ciottoli. «Una delle particolarità, non molto diffuse, è la regolarità di questa fossa che, rivestita da un paramento in ciottoli dal profilo quadrangolare, sembrerebbe denotare una particolare attenzione al ritiro funebre da coloro che si insediarono in quest’area, laddove analoghe sepolture sono più banalmente caratterizzate da una fossa dal profilo irregolare».

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