Il Tirreno

Empoli

il caso 

Insulti omofobi dopo la lite Volontario lascia la divisa e attacca la Misericordia

L.S.
Insulti omofobi dopo la lite Volontario lascia la divisa e attacca la Misericordia

La vittima contro i vertici  della Confraternita che avrebbero fatto poco per cercare di far rientrare lo spiacevole episodio

3 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. «L’episodio sta rientrando, abbiamo parlato con le due persone interessate e la cosa si sta risolvendo», spiegano dalla segreteria generale della Misericordia di Empoli in merito al presunto litigio che ha coinvolto due volontari e ha portato alle dimissioni di uno di loro al quale l’altro avrebbe rivolto accuse omofobe e razziste, al termine di una discussione avvenuta circa un mese fa, durante il viaggio di ritorno dalla Polonia in una colonna umanitaria partita per portare aiuti alla popolazione dell’Ucraina colpita dalla guerra.

A spiegare l’episodio su Facebook è la presunta vittima 30enne: «Purtroppo si è concluso un bellissimo rapporto durato 15 anni dentro la Misericordia di Empoli. Ci sono stati avvenimenti che mi hanno molto ma molto segnato, atteggiamenti omofobi e atteggiamenti discriminatori per il fatto che sono dislessico e disortografico. Dopo aver segnalato l'accaduto ai responsabili e aver detto loro di voler riconsegnare la divisa, a distanza di un mese dall'accaduto non sono stati presi provvedimenti». Continua il volontario: «Alla luce di questo sono portato ad abbandonare la Misericordia di Empoli in quanto mi sono reso conto che questa non è la Misericordia di 15 anni fa quando ho iniziato a prestarci servizio. D'altro canto voglio ringraziare le bellissime persone che all'interno della Misericordia mi hanno sostenuto invece di voltarsi dall'altra parte».

La replica è affidata a Gionata Fatichenti, il provveditore dell’associazione di volontariato empolese: «Ci dispiace moltissimo per la brutta vicenda avvenuta tra te e un altro confratello della nostra Misericordia. Gli episodi da te descritti, che stiamo già verificando, non hanno assolutamente alcuna giustificazione e, qualora venissero confermati, vedranno la nostra Misericordia agire senza indugio in difesa della dignità di ogni persona, cosa che i nostri tanti fratelli e le nostre tante sorelle fanno ogni giorno mettendosi a servizio del prossimo. Comprendiamo la tua reazione per l'offesa ricevuta, ma confidiamo che tu possa, forte dei 15 anni di attività e di percorso insieme, scegliere di chiarire la vicenda di persona e proseguire il cammino a fianco dei tuoi confratelli».

La reazione della vittima, che lo ha portato a riconsegnare la divisa dopo quindici anni di militanza, è data non tanto dal tono dell’insulto ricevuto che, a quanto si apprende, gli sarebbe stato rivolto da un altro storico volontario, un vero pilastro delle attività, che è andato per un attimo sopra le righe alla fine di una discussione, pur senza l’intenzione di offendere davvero la personalità del giovane collega, con il quale è in assoluta confidenza anche per i numerosi turni di servizio passati insieme, ma per il ritardo con il quale i vertici dell’associazione hanno preso in mano la situazione nel tentativo di risolverla.

Lo scrive ancora lo stesso volontario: «Ho aspettato un mese prima di prendere una decisione, tutto era ancora riparabile ma non ho ricevuto né chiamata né messaggi dalle persone coinvolte».

L’amarezza è dunque grande per il volontario 30enne. La Misericordia comunque sta cercando di placare gli animi degli interessati e far rientrare la vicenda, ben consapevole del valore dei propri volontari e operatori, che sono indispensabili per effettuare tutti i servizi che vengono svolti dall’associazione sul territorio.



© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana