Il Tirreno

Empoli

la guerra in ucraina 

«Noi per giorni sotto le bombe» Gli incubi di donne e bambini

Andrea Belli
Le tre famiglie ucraine accolte a Castelfiorentino
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Le tre famiglie ucraine accolte a Castelfiorentino

Sono arrivate tre famiglie di profughi ospitate grazie a castellani e alla Prociv: «Sentivamo gli aerei russi sopra le nostre teste e il tetto che tremava» 

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CASTELFIORENTINO. Immagini di terrore, di sacrificio, di paura di non arrivare fuori dalla loro nazione. Ecco quello che trasmettono i tre i nuclei familiari giunti dall’Ucraina che la comunità di Castelfiorentino si sta impegnando ad ospitare.

Incubi e l’incredulità di dover affrontare situazioni che mai avrebbero pensato di toccare con mano: è questa la miscela di emozioni che raccontano Vlada, Marina e Ola, le portavoci delle loro tre famiglie che raccontano la disperazione vissute nelle ultime settimane. Vlada, 41 anni, è giunta in Italia assieme alla madre Irina, il padre Igor e ai suoi due figli Miro e Sviat, rispettivamente di 14 e 6 anni. La donna è stata costretta a lasciare il marito sul campo di battaglia e, pur nel dolore, non nasconde una sensazione di orgoglio per quello che sta facendo l’uomo. Un trasferimento che è stato reso possibile grazie alla sua amicizia con il castellano Rino Moschini, il quale le ha immediatamente trovato una sistemazione vicino Castelfiorentino. Svegliata alle prime luci dell’alba del 24 febbraio da i missili che colpivano la sua città Kharkiv, una delle prime ad essere attaccate, Vlada si è subito resa conto di ciò che stava accadendo al di fuori delle mura della propria casa. Per ben 6 giorni la sua famiglia si è trovata sotto i bombardamenti dell’esercito russo, in quanto la loro abitazione si trovava vicino ad un’azienda produttrice di aerei e a un aeroporto, luoghi di particolare interesse per le bombe nemiche. Scuole distrutte, case ridotte in macerie e camionette militari russe che attraversavano la loro strada: questo è ciò che appariva ai loro occhi sporgendosi dalla finestra. Con il terrore che potessero esser coinvolti da un momento all’altro in uno scontro. Una volta raccolto tutto il coraggio possibile Vlada e la sua famiglia hanno deciso di partire per Leopoli, città molto vicina alla frontiera con la Polonia, riuscendo ad evitare posti di blocco russi e agguati nemici grazie anche alle informazioni che alcuni amici riuscivano a dargli via telefono.

Un viaggio all’insegna della speranza in cui si sono trovati ad affrontare code per 65 chilometri e attese di 6/7 ore per attraversare le città in cui, ancora adesso, non si può entrare se non si dispone di una residenza. Da quanta ne ha addosso, sembra di poter addirittura toccare la tristezza che avvolge Vlada mentre racconta dei rari momenti in cui sente suo marito: «Non può dirmi dove si trova per il rischio che venga intercettato dal nemico, ci limitiamo ad un messaggio ogni mattina in cui mi conferma di essere ancora in vita». Una situazione surreale che anche Marina, 39 anni, sta vivendo analogamente. Anch’essa si trova a Castelfiorentino con sua figlia Karolina di soli 5 anni, lontana dal suo figlio più grande Daniu e da suo marito: il primo è stato portato in salvo a Barcellona assieme ai suoi compagni di squadra di calcio dal loro allenatore, mentre il secondo si trova in questo momento a combattere in Ucraina. Con la sua famiglia viveva a Kiev, capitale del territorio ucraino, dove lavorava col marito in una ditta di costruzioni di case per le vacanze. Da questa città si sono ritrovati a fuggire fino ad arrivare alla frontiera ungherese dove, con uno straordinario gesto d’amore, si sono recati Marco Burgassi e sua moglie, castellani che al momento ospitano Marina e sua figlia. In aiuto per il viaggio anche la Protezione Civile. Marina, tra le lacrime che le accarezzano il volto, ricorda come fosse felice ed estremamente tranquilla la sua vita assieme alla famiglia prima che scoppiasse il conflitto in Ucraina. Dello stesso avviso è Ola, arrivata in Italia con i suoi due figli maschi Artyom di 13 anni e Nazar, il più piccolo, di 10 anni. Provengono da Cerkasy, abitavano di fianco alla centrale idroelettrica, fonte di elettricità di tutto il paese, da dove sono stati costretti a scappare per poi rifugiarsi in una loro abitazione in campagna. «Stavamo nascosti in quella casa – ricorda – mentre gli aerei passavano sopra di noi facendo tremare il tetto e costringendoci a sdraiarsi a terra per la paura».

Infine le tre donne vogliono ringraziare tutta la comunità castellana per l’accoglienza e la solidarietà dimostrata fino a questo momento, sottolineando il cuore immenso di tutta la comunità.

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