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L'Empoli club virtuoso: sono 16 i milioni di attivo

I giocatori dell'Empoli salutano il pubblico a fine gara
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I giocatori dell'Empoli salutano il pubblico a fine gara

Tra le poche società in Italia (e in Europa) che guadagna col calcio nonostante il valore della rosa tra i più bassi della serie A

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Empoli. Non è un mistero che il calcio è un settore in cui non è facile mantenere i bilanci in positivo. Anzi, si potrebbe dire che per la gran parte delle squadre, in Italia come all’estero, è un business che fa perdere soldi. In questo numeroso lotto non rientra l’Empoli, che anzi è da decenni un esempio di gestione societaria virtuosa. Ed è ancora più difficile portare avanti questo tipo di gestione in questi ultimi anni.
 
Il rapporto stilato dal Ceis, International Center for Sports Studies, noto centro studi indipendente in ambito sportivo, che racconta come la bilancia dei trasferimenti dei club italiani nel 2021 sia pesantemente in rosso. Infatti, nonostante l’Inter abbia venduto a peso d’oro Lukaku al Chelsea e Hackimi al PSG, in generale le società italiane hanno speso 128 milioni in più di quello che hanno guadagnato dai giocatori venduti. Allargando l’orizzonte temporale fino al 2017, la passività arriva fino all’esorbitante cifra di 910 milioni di euro.
 
Ma il problema non risiede solo nei trasferimenti. Un altro studio indipendente curato dall’agenzia di consulenza Deloitte mostra come nei primi mesi del 2020, all’inizio della pandemia di Covid, il campionato italiano abbia perso quasi 450 milioni di incassi. Un 20% in meno rispetto all’anno precedente che ha interessato in media tutte le aree di guadagno, da quelli maturati allo stadio durante i giorni della partita fino a quelli in arrivo dai diritti televisivi (che da soli rappresentano il 58% delle entrate complessive dei club). La rinegoziazione dei contratti televisivi, che ha visto Dazn e le altre emittenti pagare un 5% in meno rispetto alla tornata precedente di assegnazione dei diritti, e il continuare della situazione di parziale o totale chiusura degli stadi nei mesi seguenti non fa pensare che la situazione sia migliorata così tanto in questa stagione; anche perché l’ammontare degli stipendi, di gran lunga la spesa annuale più grande per una società di calcio, è rimasto tendenzialmente uguale alle annate pre pandemia.
 
In questa situazione di grande difficoltà generale a cui si aggiungono grandi spese in sede di mercato, l’Empoli ha cercato di rimanere fedele alla sua politica di gestione virtuosa. E nonostante qualche piccolo problema non sia mancato dalle parti di Monteboro, come la questione dell’indice di liquidità scoppiata all’inizio del mercato invernale ma riparata subito dalla proprietà, si può dire che è stato fatto un gran lavoro. Basta guardare alla solita bilancia dei trasferimenti, in netta controtendenza rispetto al risultato complessivo del calcio italiano. Secondo i dati del sito Transfermarkt gli azzurri nel 2021/2022 sono in attivo di 16 milioni, che diventa di 61 milioni se si inizia a contare dal 2017. Il tutto cercando di costruire sempre una squadra che potesse competere per i giusti obiettivi, che sia la salvezza in Serie A o una possibile promozione in B.
 
Esempio principe quest’anno: la rosa azzurra ha un valore di mercato che la pone al diciottesimo posto tra le venti squadre di A, nonostante veleggi tredicesima in classifica. Insomma, se qualche futuro manager calcistico vorrebbe prendere un master in gestione societaria, il tirocinio non potrebbe che svolgerlo a Empoli.
 

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