«So cosa vuol dire il Natale senza niente» Infermiera compra regali ai bimbi poveri
Arrivata in Italia dalla Romania, ha deciso di aiutare famiglie in difficoltà. E un’altra donna ha seguito il suo esempio
la storia
Un pizzico di bontà, dove di solito si trovano insulti, attacchi e poca educazione. I social network possono essere forieri di astio e cattiveria, ma a volte tirano fuori qualcosa di buono. È accaduto a Montelupo, dove un’infermiera di 38 anni (che non rendere pubblico il suo nome), con un semplice post su un gruppo, ha intercettato alcune situazioni di disagio in paese. «Volevo cercare di aiutare qualche famiglia in difficoltà economica – racconta, senza volersi ergere a protagonista – so cosa vuol dire passare il Natale senza niente, non volevo che qualcuno soffrisse come ho sofferto io». La reazione a quel semplice post, in cui la donna si mette a disposizione per qualche regalo di Natale a chi si troverebbe altrimenti senza possibilità, si trasforma rapidamente in un profluvio di applausi e ringraziamenti, in tanti la elogiano, altri si dicono anche disponibili ad aiutarla e seguirla. «Poi, di tutti quelli che si sono detti a disposizione per dare una mano, siamo rimaste in due, io e la mamma di un compagno di classe dei miei figli». Tutti bravi con le mani sulla tastiera, un po’meno con le mani nel portafoglio. Ma ciò che ha spinto questa infermiera, di origini romene ma in Italia da tanti anni, a raccontare questa esperienza da piccola aiutante di Babbo Natale, sono state le due famiglie in difficoltà che l’hanno contattata per un aiuto. Due famiglie straniere, due coppie con figli minori, che non hanno contatti con il territorio e non sanno a chi rivolgersi per un aiuto. «Hanno paura che gli tolgano i figli, loro vorrebbero solo lavorare, anche per fare le pulizie, ma hanno difficoltà a trovare un impiego perché non sanno bene l’italiano» spiega l’infermiera. Ma no, nessuno toglierebbe i figli a una coppia in difficoltà senza prima cercare in tutti i modi di aiutarla a risollevarsi. E a Montelupo, di strutture che possono dare una mano, ce ne sono diverse. “Nessuno si salva da solo”, disse Papa Francesco. E nella città della ceramica, sussiste una rete di volontariato organizzata. In primis, la Caritas che è in grado di fornire la spesa, distribuire alimenti secchi e freschi (frutta e verdura), prodotti per la casa, vestiario nuovo e usato e aiuti economici per bollette dei servizi primari. La Caritas, che è espressione di tante parrocchie e volontari del territorio, porta aiuto a circa 88 famiglie per un totale di 276 persone domiciliate. Nel 2019 sono stati consegnati 1.312 pacchi alimentari. A beneficiare dell’attività della rete di sostegno sono stati più italiani, ben il 55,5%, seguono albanesi 14,5%, romeni 9%, marocchini 8,5%. Inoltre, è attivo un Centro di ascolto in via della Chiesa 21, il martedì dalle 9.30 alle 11 e il venerdì dalle 17 alle 18.30 (i numeri da chiamare sono 057151241 e 3348745551). In alternativa, presso il municipio, è presente ogni giorno il personale del segretariato sociale (per appuntamento 0571917558).«Porterò i miei bambini con me a consegnare i regali – conclude – perché quei bambini non devono sentirsi isolati».
Viola Centi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
