Il Tirreno

Empoli

Travolse e uccise uno scooterista insegnante condannato a 5 anni

Travolse e uccise uno scooterista insegnante condannato a 5 anni

Quarantenne, di Castelfiorentino, dopo l’incidente a una rotatoria scappò senza soccorrere il ferito

3 MINUTI DI LETTURA





volterra. Non solo l’impatto contro lo scooter dopo aver imboccato contromano la rotatoria. C’è anche l’omissione di soccorso e la fuga dopo essere sceso dall’auto per avvicinarsi al ferito esanime sull’asfalto e poi rimettersi al volante, sistemare l’auto nella giusta direzione e sparire dal luogo dell’incidente. Lasciandosi alle spalle una persona agonizzante che di lì a poco morì in ospedale. Si chiamava Andrea Tani e aveva 56 anni.

È la sequenza contestata a Gabriele Tafi, 44 anni, di Castelfiorentino, insegnante di materie tecniche all’Ipsia Marconi di Siena, condannato dal giudice Eugenia Mirani a 5 anni per omicidio colposo con le aggravanti dell’omissione di soccorso e la fuga.

Era il 20 settembre 2015 e Tafi in quel periodo aveva ottenuto la messa alla prova dal Tribunale di Firenze per una guida in stato di ebbrezza.

Il pm onorario Massimiliano Costabile nella sua requisitoria aveva invocato una condanna a 6 anni e 4 mesi. L’imputato era difeso dagli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri. La moglie e le figlie della vittima erano rappresentate dagli avvocati Anna Ceccarelli e Max Giordano Marescalchi. Il giudice ha disposto anche una provvisionale di 50mila euro a favore delle parti civili che non hanno voluto risarcimenti dall’assicurazione impegnandosi per avere una sentenza di giustizia in aula.

Prima i carabinieri e poi i periti avevano confermato anche quanto era già emerso dai rilievi sull’auto dell’imputato. Il sangue trovato su paraurti e cofano, lato sinistro, dell’auto una Punto Evo, intestata a Tafi, corrispondeva a quello della vittima. E che i pezzi della macchina rinvenuti dai carabinieri sul luogo dell’incidente combaciavano con le parti mancanti alla Punto portata in carrozzeria con la spiegazione dei danni che era stata attribuita a un incidente generico e non meglio specificato. Tafi avrebbe sbagliato ingresso in una rotatoria nei pressi del ristorante “La Baracchina” e dopo aver travolto il padre di famiglia in scooter si sarebbe fermato con la sua Punto per sincerarsi delle condizioni del ferito, poi abbandonato a sé stesso. Quindi avrebbe rimesso nel verso giusto la sua auto per assicurarsi una sparizione fulminea. Tra gli elementi portati in aula dagli investigatori anche l’analisi dell’iPhone di Tafi, che si è sempre proclamato innocente. La mattina del 21, recuperando la cronologia su Google, il cellulare aveva fornito numerosi accessi a un sito di informazioni locali con la ricerca impostata sulla notizia dell’incidente mortale del pomeriggio precedente. Se l’imputato era davvero estraneo all’episodio, è il ragionamento dell’accusa, per quale motivo consultava con frequenza i siti per conoscere i dettagli della vicenda? A dare un contributo deciso furono le telecamere in zona e la prontezza di una passante che nel capire l’intenzione di fuga dell’automobilista, scattò con il cellulare una foto dell’auto catturando la targa. Un gesto che valse alla donna l’apprezzamento dell’allora prefetto.

Tani, 56 anni, di Saline, lavorava come magazziniere nella farmacia dell’ospedale di Volterra. Attivo nel volontariato con la Misericordia del suo paese, era sposato con Catia e padre di due figlie. In un pomeriggio di settembre di sei anni fa ebbe la sventura di incrociare la sua esistenza con quella di un automobilista a cui il Tribunale aveva concesso la messa alla prova dopo essere stato denunciato per una guida in stato di ebbrezza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web