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Villa romana per tutti non sarà solo un posto di studio, l'area archeologica aprirà al pubblico

Giacomo Bertelli
Villa romana per tutti non sarà solo un posto di studio, l'area archeologica aprirà al pubblico

Il tesoro di S.Antonio sta riemergendo grazie agli scavi portati avanti da un'associazione e dal Comune

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MONTAIONE. Aprire al pubblico lo scavo archeologico di epoca romana a Sant’Antonio nel comune di Montaione. È l’obiettivo che unisce l’associazione archeologica della Valdelsa fiorentina e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco, Paolo Pomponi. L’intento è quello di rendere questo importante scavo non solo un luogo per gli addetti ai lavori ma renderlo fruibile ai cittadini, alle giovani generazioni e a tutti i turisti, tramite un progetto concreto che sarà costruito nei prossimi mesi.
Passare così da un tesoro ammirabile al momento solo da pochi a un grande pubblico e scoprire così, magari, anche in qualche giovane la passione per gli scavi e l’archeologia.
Un’area molto vasta, fra terme ed edifici con uno principale che era quello dove c’era una villa, sono questi i risultati delle recentissime tre settimane di scavo che hanno visto in campo l’associazione archeologica della Valdelsa Fiorentina, con le sue professionalità e i volontari, grazie al contributo annuale che arriva dal Comune di Montaione.
La campagna di scavo è cominciata nel 2012 e si trova poco distante da un altro sito storico del comune di Montaione, quale è la cisterna romana.
L’attuale sito di Sant’Antonio vede edificazioni che spaziano fra il primo secolo avanti Cristo e il terzo secolo dopo Cristo. Sono stati messi in evidenza una serie di edifici quadrangolari in successione, pavimentati a coccio pesto e probabilmente coperti con tettoie in legno e tegole.
Per il 2021, dopo lo stop per il Covid nel 2020, l’indagine si è concentrata sull’estensione del complesso termale con lo scavo dell’unica porzione non ancora riportata in luce, il calidarium. Si tratta di un ambiente riscaldato, in cui il visitatore sudava e poteva rinfrescarsi con l’acqua di un’apposita vaschetta, prima di passare agli altri ambienti.
È uno dei tre ambienti che compongono le terme romane, con il frigidarium e il tepidarium, che sono stati ritrovati anche a Montaione.
L’ambiente absidato, a nord del complesso architettonico comprendente anche il tepidarium e il frigidarium, era composto da tre stanze riscaldate direttamente da altrettante fornaci che trasferivano il calore attraverso canali estesi al di sotto della pavimentazione a mosaico, andata quasi del tutto perduta.
La campagna di scavo avrà come obiettivo per i prossimi anni la documentazione del resto del sito, che negli scorsi anni ha anche permesso di raccogliere numerosi esemplari di ceramiche romane e tardo-antiche, come anfore di importazione, ciotole e scodelle di produzione africana, ceramica di probabile produzione locale come testelli e olle per la cottura di cibi.
Molti ritrovamenti sono conservati al museo cittadino di Montaione e sono stati recentemente aggiornati nel 2019. Dal 2012 ad oggi, l’associazione archeologica della Valdelsa fiorentina, ha ricevuto dall’amministrazione comunale circa 50mila euro, sotto la supervisione della Soprintendenza fiorentina.
Adesso si punta a rendere aperta al pubblico questo scavo: «Occorre portare cittadini, turisti e studenti in questo luogo.
È un patrimonio e come tale va fatto scoprire. Portare giovani in età scolastica potrebbe permettere anche agli stessi di scoprire una passione», spiega il sindaco di Montaione, Paolo Pomponi.
Una posizione condivisa anche con il gruppo degli archeologi, formato da Antonio Alberti, Sabrina Bartali, Fabio Stratta, Alessandro Costantini e Alessandro Carboni: «Ci sono anche tanti volontari – spiegano – che mettono a disposizione il loro tempo per scavare ed è un esempio di grande amore e voglia di conoscere questo territorio così ricco di testimonianze del passato». E che spesso rimangono sepolte perché non ci sono sufficienti fondi e forze per portarle alla luce e farle ammirare dopo così tanti millenni di oblio.

 

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