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Le discoteche vogliono riaprire Farfa: «Così non è possibile»

Le discoteche vogliono riaprire Farfa: «Così non è possibile»

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CERTALDO. Ora dicono basta. Hanno chiuso prima di molte altre attività quando comparve la prima ondata del virus, si sono vaccinati e si sono messi a disposizione per poter tornare a lavorare in sicurezza, per loro e per i loro clienti.

I lavoratori delle discoteche sono a pezzi e non vedono prospettive con l’avvio della nuova fase di Covid in piena estate. A farsi portatore di queste istanze è lo storico dj certaldese Francesco Farfa, un nome noto a livello europeo. «Fateci riaprire, torniamo a ballare anche con le mascherine. Ma fateci ripartire», questo il suo accorato appello.

«Purtroppo ci troviamo di fronte alla forte volontà di tenere chiusi i locali – argomenta – queste attività non vengono considerate essenziali, anche se rappresentano un patrimonio importante, e non solo in termini economici, e allora non vengono prese in alcuna considerazione. Siamo di fronte a una posizione che è stata presa dal governo e che viene portata avanti senza nessuna possibilità di interazione con chi sta dall’altra parte. L’aspetto sanitario passa in secondo luogo anche se noi ci siamo vaccinati e siamo in grado di essere in regola con tutte le disposizioni di sicurezza».

Farfa, che dopo aver mosso i primi passi a Certaldo lavora in discoteche di tutta l’Europa, mette l’accento anche su un altro aspetto, quello per cui si tende a identificare il mondo del ballo come un effimero sfizio, qualcosa di solo superfluo. «Mentre , invece – sottolinea – prima ancora della comunicazione verbale è stato qualcosa che ha plasmato le comunità e ha fatto le loro storie».

In più le discoteche vengono percepite solo come luoghi di potenziale contagi. «Ancora non si è mosso niente in aiuto di questo settore – va avanti – e assistiamo purtroppo invece a quanto è accaduto per i festeggiamenti della vittoria agli Europei della Nazionale di calcio che ha provocato poi i contagi che si contano in questi giorni».

Il dj conclude esprimendo il suo grande rammarico «perché prima del Covid stavano rinascendo club rivolti ai giovani che facevano ben sperare ma ora non vediamo alcuna luce e si rischia di perdere tutto questo patrimonio accumulato in tanti anni di lavoro». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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