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Raccolta di firme per dire no all’abbattimento dell’ex teatro

Giacomo Bertelli
Raccolta di firme per dire no all’abbattimento dell’ex teatro

Alcuni storici locali, come Franco Ciappi, hanno promosso una petizione per convincere l’amministrazione comunale a rinunciare alla demolizione

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Giacomo Bertelli

GAMBASSI TERME. No all’abbattimento dell’edificio, sì a un coinvolgimento della cittadinanza in una discussione pubblica per decidere le sorti dell’ex teatro in piazza Giuseppe di Vittorio a Gambassi Terme. Una raccolta di firme è stata messa in campo da alcuni storici di zona, come Franco Ciappi, per far riflettere l’amministrazione comunale termale dopo l’annuncio legato all’abbattimento dell’edificio e la sua ricostruzione. Sono quasi 150 le firme già ottenute in rete e tale campagna andrà avanti per sensibilizzare la comunità su questo tema. In questo tentativo di fermare l’amministrazione comunale vi sono anche proposte, come quella di valutare un restauro dell’attuale facciata e dei due prospetti laterali e se questo non fosse possibile per accertati problemi di staticità.

La seconda proposta è quella di tornare ad ispirarsi al 1920, sulla base del progetto originario. Tale idea venne elaborata dall’architetto Arcadio Ferranti e dall’ingegnere Enrico Marabotti. La raccolta firma spiega che “senza nulla togliere ai giovani progettisti e nel ringraziarli per il progetto proposto, riteniamo fuori luogo nel contesto urbanistico della piazza” ma che possa essere sempre dato a loro l’incarico di realizzare un progetto destinato a manifestazioni culturali, musicali, cinematografiche, artistiche, espositive, museali e convegnistiche. Il teatro nasce come Casa della Cultura per il Popolo da erigersi in Gambassi in memoria dei Caduti nella Guerra MCMXV-MCMXVIII», su progetto del 1920, elaborato dall’architetto Arcadio Ferranti e dall’ingegnere Enrico Marabotti. Tuttavia solo nel 1925 la Società Filodrammatica Rossini ottenne dal consiglio comunale la cessione gratuita di un appezzamento di terreno per fabbricare la propria sede sociale con annesso teatro. Due anni dopo l’edificio era già in piedi e fu inaugurato nel 1927: non fu costruito esattamente come prevedeva il disegno originario, ma vi si avvicinava molto.

Poco dopo nel 1929 fu requisito dal podestà per farne la sede del Partito Nazionale Fascista. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’edificio subì un incendio e un restauro. Nel 1947, pur rimanendo proprietà dello Stato, fu riaperto come Casa del Popolo e tale rimase fino al 1963, anno nel quale fu inaugurata l’attuale Casa del Popolo. Da allora l’edificio fu adibito come fabbrica di lampadine e in seguito come sede della Misericordia. Con il suo abbandono la struttura ha subito un lento e inarrestabile degrado, per cui si cercò di proteggere le murature, che minacciavano crolli, con costose impalcature metalliche. Fin quando lo Stato non lo ha donato al comune di Gambassi Terme che adesso, dopo l’ultimo passaggio in consiglio comunale ha approvato un progetto di riqualificazione, con tanto di risorse economiche sul piatto, che sembra non convincere la fetta di popolazione maggiormente legata ai ricordi di questa struttura. —

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