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«Basta promesse vogliamo le analisi su tutto il tracciato»
EMPOLi. «Le nostre previsioni pessimistiche stanno trovando conferma. Per questo chiediamo u n monitoraggio continuo e su tutti i lotti sia per i terreni che per l’acqua». Così il comitato No Keu dopo le notizie sulla concentrazione elevata dei metalli pesanti.
« Fin dall’inizio, oltre alla rottura del muro dei silenzi e delle incertezze da parte delle istituzioni – spiega l’assemblea permanente – abbiamo richiesto l’attivazione tempestiva degli organi competenti per la verifica e il controllo di acque e terreni lungo tutto il tratto della 429 e un conseguente piano di monitoraggio degli stessi. Accanto a questa richiesta abbiamo sempre avanzato anche la necessità di un’assunzione di responsabilità politica a partire dalle evidenze dell’inchiesta ma a prescindere dalle responsabilità penali e giudiziarie delle parti in causa. Un’assunzione di responsabilità alla luce del sistema di favori che emerge dalle carte tra gli amministratori locali e regionali e i vertici di uno dei settori più importante del nostro territorio».
«Avevamo chiesto un incontro con la sindaca di Empoli Brenda Barnini – vanno avanti – che invece ci ha invitato ad un’iniziativa pubblica convocata da lei alla presenza anche di altre realtà che come noi le avevano chiesto un incontro». La richiesta alla sindaca era stata fatta perché avevano raccolto elementi nuovi. «Durante queste settimane ci siamo mossi per avere risposte dalle autorità competenti – dicono – In seguito ad una richiesta inviata ad Arpat, l’agenzia ha dato alcune risposte che contrastano con l’impostazione in base alla quale il principale problema in questa vicenda sia la collusione con la malavita e che ancora una volta chiama in causa il ruolo delle istituzioni nella garanzia della salute dei cittadini e dell’ambiente. Arpat, infatti, in merito ai controlli svolti negli ultimi tre anni nell’azienda produttrice del Keu precisa che nel 2018 e 2019 le verifiche hanno messo in evidenza che «il rifiuto Keu è stato sottoposto a testo di cessione e i risultati hanno evidenziato la non conformità dello stesso al recupero diretto nell’ambiente», ma che nonostante ciò dall’impianto Ecoespanso, gestito dal consorzio Acquarno (lo stesso che aveva beneficiato dell’ormai noto emendamento regionale, che avrebbe escluso il depuratore dall’Autorizzazione integrata ambientale riducendo le verifiche necessarie su di esso), il Keu in uscita dall’impianto è stato conferito in altro impianto e miscelato con rifiuti da costruzione e demolizione».
Quindi dal 2018 Arpat sa che dall’impianto di Santa Croce esce un materiale che non è quello che dovrebbe essere. «Non è Keu “buono” – si aggiunge – ma “cattivo”. Arpat, quindi, segnala alle autorità competenti. Le inottemperanze continuano. I rifiuti inquinanti, però, sono continuati ad uscire - a quanto se ne sa - e continuano a farlo. Stando a queste informazioni, ci sembra che il problema non sia principalmente ed esclusivamente l’infiltrazione malavitosa, né tanto meno che si possa parlare di mele marce». —
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