La scelta del giudice partigiano. Un libro su Nicola Panevino
Il giornalista e scrittore Emilio Chiorazzo ha curato il volume che ricostruisce gli ultimi anni di vita del magistrato attraverso la testimonianza della figlia
EMPOLI. La storia della Resistenza contro il nazifascismo, con il volume “La scelta difficile. Nicola Panevino, il giudice partigiano” curato da Emilio Chiorazzo, si arricchisce di una nuova interessante pagina nella quale la storia personale di un uomo e della sua famiglia si intrecciano indissolubilmente con la grande storia dell’epopea partigiana. La lotta contro l’invasore tedesco e la resistenza contro la dittatura fascista assunse innumerevoli aspetti, con tante sfaccettature; ma ebbe una forza che troppo spesso tendiamo a dimenticare: la volontà di tante persone, di varie provenienze spesso lontanissime fra loro, di combattere per la libertà mettendosi in gioco senza chiedere nulla in cambio.
Nicola Panevino fu una di queste: aveva tutto da perdere, e lo perse; avrebbe potuto conformarsi completamente alle regole della Repubblica Sociale, così come era accaduto negli anni precedenti, con lo stato fascista, e aspettare che passasse la nottata. Il suo avvenire era luminoso. Tuttavia, questo contrastava in maniera insanabile con la stessa idea di giustizia che egli aveva introiettato negli anni dell’Università prima e della professione di magistrato dopo, e soprattutto con la sua profonda fede cristiana. Non ci sarebbe stata per lui la possibilità di conciliare l’ingiustizia assurta a pilastro dello stato, impersonata ora dalla RSI, con la dignità del futuro.
Insomma, il futuro che avrebbe voluto costruire Panevino era un futuro di Libertà e di Democrazia, nel quale la giustizia sarebbe tornata ad essere strumento di pacifica convivenza sociale, non certo strumento di oppressione. Per questo maturò la scelta di aderire alle formazioni di Giustizia e Libertà in quel di Savona, dove prestava servizio presso il tribunale. Lui vincitore di concorso che a suo tempo aveva potuto scegliere la destinazione, aveva scelto la cittadina ligure; lui, uomo del sud, giurista dal brillante avvenire, aveva scelto la provincia del nord per la sua professione. Chissà come sarebbe andata, se avesse scelto Roma, come sembrava possibile all’inizio e come caldeggiato anche dalla moglie Elena; se lo chiede la figlia Gabriella, che aveva sette mesi quando il padre venne arrestato, nel dicembre del 1944. Ne aveva dieci quando fu fucilato. La sua storia e quella della sua famiglia l’ha scoperta a mano a mano che cresceva. Quando la mamma Elena gliel’ha raccontata. Lei, non i nonni, che di tutto questo non hanno mai voluto parlare. Né in famiglia, né fuori.
L’intervista a Gabriella Panevino è una delle parti essenziali del volume. «Si è cercato di ricostruire gli ultimi anni di vita di Nicola Panevino – ha affermato Emilio Chiorazzo autore del volume - attraverso il materiale consultato negli archivi, come pubblicazioni che raccontano i personaggi e la lotta per la Liberazione a Savona e in Liguria e saggi sulla situazione della Magistratura durante il fascismo e nella Repubblica Sociale Italiana. Accanto a episodi romanzati – ma veritieri – della vita del magistrato partigiano, ci sono brani ripresi da questi testi con lo scopo di documentarne la vita e le scelte».
Insomma un libro tutto da leggere con una storia quasi dimenticata da riscoprire e far conoscere. La storia non andò a finire bene, come tante altre. Nicola Panevino, dopo mesi di carcere nei quali subì torture e soprusi di ogni genere, morì fucilato dai tedeschi a Cravasco (Genova), il 23 marzo del 1945. Aveva 35 anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
