Il Tirreno

Empoli

inchiesta per danno erariale  

Dirigente fa “sparire” due immobili ma la Corte dei conti blocca l’operazione

Pietro Barghigiani

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EMPOLI. Un fondo patrimoniale in cui erano stati inseriti due immobili che si trovano a Empoli. Una mossa che per la Procura contabile era stata pensata per sottrarre al futuro eventuale creditore i beni da colpire. Per chi lo aveva ideato, invece, era uno strumento per far fronte ai bisogni della famiglia.La Corte dei conti ha creduto all’accusa accogliendo la domanda di revocatoria e dichiarando l’inefficacia nei confronti del Comune del fondo patrimoniale costituito dal dirigente di Palazzo Stefanelli a Pontedera, l’architetto Massimo Parrini, 59 anni e dalla moglie, residenti a Empoli.

È un rivolo laterale dell’inchiesta per danno erariale aperta da tempo su una strada di Pontedera, la “Strada di Patto”. L’architetto Parrini è stato responsabile unico del procedimento di due dei tre lotti dell’opera approvata a livello di progetto preliminare nel 2003 per una spesa di 9,4 milioni di euro. È a giudizio davanti alla Corte dei conti con i colleghi del Comune, l’ingegnere Salvatore De Pascalis, 58 anni, direttore dei lavori di un lotto e l’architetto Marco Pasqualetti, 54 anni.

Che la “Strada di Patto”, oltre all’asfalto indecente, producesse anche brutti presagi per chi aveva lavorato e firmato i pagamenti alle ditte che si sono succedere nei tre lotti tra fallimenti e subappalti era un evento immaginabile. Ne è convinta la Corte dei conti nel momento in cui blocca il trasferimento degli immobili di uno degli imputati nel processo contabile. L’atto di costituzione risale al 22 dicembre 2016 davanti al notaio Mario Marinella di Pontedera. L’architetto si è difeso sostenendo che fino a quel momento non c’erano azioni legali nei suoi confronti e che al massimo le contestazioni erano rivolte verso le ditte e il geologo esterno all’ente che avevano lavorato sui lotti. Una vigorosa campagna stampa e una altrettanto decisa battaglia della minoranza (esposto in Procura nel luglio 2016, ndr) portarono il caso oltre i confini di Pontedera. Uno scandalo di un’evidenza solare con il bitume sfarinato poco dopo l’inaugurazione dei lotti.

Di fronte a uno scempio del genere il Comune decise nell’ottobre 2016 di avviare una causa con accertamento tecnico preventivo per richiesta danni e il Tribunale nominò un consulente, l’ingegner Massimo Losa.

Fu il professore universitario nel luglio 2017 a squadernare le magagne riscontrate a livello di materiali utilizzati in quantità inferiori a quanto documentato e, soprattutto, pagato dal Comune.

Il ragionamento della Corte dei conti è che anche se non c’erano atti ufficiali di rivalsa verso il dirigente, l’architetto Parrini aveva intuito che si era aperta una stagione di accertamenti che avrebbero potuto coinvolgerlo. Di qui la decisione di “salvare” due immobili (uno di 116 mq e l’altro di 43 mq) da possibili sequestri in caso di risarcimento. Per il secondo lotto i danni quantificati sono pari a 388mila euro, mentre per il terzo, l’unico oggetto di giudizio penale, si fermano a 308mila euro. —

Pietro Barghigiani

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