Il presidio
Un “casatiello” da oltre 7 chili messo all’asta per beneficenza
Giovanni Avano, chef del ristorante “20 Posti”: «L’intero ricavato sarà devoluto a un’associazione». Quaranta colombe artigianali saranno regalate
Daniele Dei
EMPOLI. In una Pasqua infausta per tutto il mondo della ristorazione, c'è chi ha scelto di fare in modo che il proprio invenduto potesse sostenere una buona causa. Ecco perché Giovanni Avano, 24enne di Empoli chef del ristorante “20 Posti” di via delle Murina, ha scelto alla vigilia della festività di utilizzare le materie prime del proprio invenduto per realizzare un prodotto “maxi” che sapesse unire gusto e solidarietà. Ha infatti preparato un “casatiello” da sette chili e mezzo: si tratta di un grande pane salato della tradizione partenopea, tipico per Pasqua, ripieno di salame. Lo ha poi messo all'asta, con una base di prezzo di 300 euro, tramite un post sui social. «L'intero ricavato sarà devoluto a un'associazione – si legge nel post pubblicato su Facebook e su Instagram in cui si è rivolto ai propri clienti – qui venite in gioco anche voi, che non potendo partecipare potreste indicarci quelle piccole realtà territoriali a cui un aiuto in più non guasta». C'è tempo fino a questa mattina alle 12 per presentare la propria offerta, contattando direttamente il ristorante, poi sarà lo staff del “20 Posti” a portare il grande prodotto artigianale a casa del benefattore. «Avevo iniziato a sfornare i “casatielli” da una settimana – spiega Avano – poi c'è stato un blocco delle prenotazioni. Un po' ci erano stati richiesti, altri li abbiamo inseriti nel menu di Pasqua, il resto dell'impasto è rimasto “a terra”, invenduto. Allora a quel punto, invece di buttarlo, abbiamo pensato di farne uno gigante e darlo in beneficenza. Noi non maneggeremo neanche un euro, sarà il cliente a effettuare un bonifico direttamente all'associazione che preferirà o concordandola con noi». Il ristorante del centro storico empolese è aperto soltanto da giugno dello scorso anno, quando ormai dovevamo convivere con la pandemia da Coronavirus. «Proprio per questo motivo – racconta il giovane chef – anche come ristori abbiamo ricevuto il minimo: tra quelli statali e regionali si arriva a tremila euro. Il giorno mi è arrivato un bonifico da duemila euro ho versato 900 euro di tasse. Abbiamo deciso per cercare di resistere di mantenere la qualità dei prodotti utilizzati, ma cucinando prodotti meno gourmet e più accessibili per le tasche di tutti. Non avrebbe senso consegnare a casa cene da 80 euro a persona, quindi facciamo fish burger, sushi di carne, e altre specialità che possono mantenere il proprio gusto anche a casa e avere una fascia di prezzo più bassa. Il potere di acquisto è calato, questo in giro si percepisce». Per ovviare alla situazione si cerca di fare tutto in casa, compreso le consegne: «Preferisco organizzarmi con i miei ragazzi – prosegue Avano – così riesco a dare qualche soldo a loro piuttosto che pagare le commissioni alle piattaforme più note. Ci organizziamo con le macchine e con i turni di lavoro». La solidarietà però non finisce con l'idea dell'asta benefica: «Abbiamo una quarantina di colombe artigianali e altri prodotti pasquali invenduti – conclude il ristoratore – i quali, prima di essere gettati, li vorremmo regalare a chi adesso sta attraversando un momento difficile. Abbiamo chiesto a chi volesse di contattarci, noi le daremo volentieri assicurando l'anonimato di chi vorrà con un nostro dolce regalarsi un sorriso per Pasqua». —
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