Il presidio
Quando Benigni si innamorò di Castelfalfi
Il regista girò nel 2001 le riprese del suo “Pinocchio”. Il casolare negli anni seguenti è diventato una meta turistica
EMPOLI. Prosegue domani la pubblicazione della collezione fotografica che viene offerta in omaggio ai lettori del Tirreno. Splendide foto da raccogliere per ricordare i momenti vissuti nel nuovo millennio. Si tratta di 21 foto a colori, una per ciascun anno, a partire dal 2000, che si troveranno in abbinamento gratuito il lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e venerdì.
Le foto si riferiscono a due aree della nostra zona di diffusione, Empolese Valdelsa e Prato, ricche di tradizioni, cultura, folclore e manifestazioni sportive.
“Pinocchio e Castelfalfi”
La pellicola di quel film uscì nel 2002 e fu un successo nazionale, anche se molto costosa. È ritenuto infatti il film italiano più costoso di sempre. Il regista toscano, Roberto Benigni, scelse il borgo di Castelfalfi, nel comune di Montaione, per girare alcune scene di Pinocchio. In questo luogo, insediamento etrusco con il castello di origine longobarda, ora resort di proprietà della TUI e conosciuto in tutto il mondo, si può ancora ammirare a distanza di anni la casa che venne appositamente scelta per girare alcune scene del film che originariamente doveva essere diretto da Federico Fellini. Una casa in muratura, che tuttora richiama i turisti, frenati dalla pandemia covid 19. Gli appassionati di film e degli itinerari cinematografici saranno senz’altro interessati a sapere che in Valdelsa si trova una scenografia costruita e utilizzata per girare alcune scene del film del famoso regista toscano Roberto Benigni tratto da uno dei libri più letti al mondo. Si ispira al romanzo del 1881’Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino’di Carlo Collodi. Avvicinandosi alla casa si può ancora notare un cartello, ora sbiadito, che viene dal passato, dove si indicava la presenza di un ex allevamento di bovini. Superato quel simbolico cartello si ha la sensazione di essere dentro il set di un film, dove in passato furono persino bloccati gli agenti della guardia di finanza, interessati ad assistere alle riprese. Un cappello a punta bianco, casaccone corto sopra i ginocchi di colore scuro e giochi di ombre assieme alle luci delle colline, dei campi arati e delle case coloniche circostanti per sfruttare al massimo le caratteristiche di questo luogo, dove allora non mancarono i curiosi di fronte a un set blindato. Furono questi i caratteri distintitivi principali che Benigni mise in piedi per il suo personaggio. Un set dove partecipò anche Nicoletta Braschi, moglie di Roberto Benigni e i “Fichi d’India”. –
Giacomo Bertelli
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