Il Tirreno

Empoli

da lunedì 22 in zona rossa 

Empoli, commercianti d'accordo: «Vaccinare il più possibile è l’unica strada»

Daniele Dei
Empoli, commercianti d'accordo: «Vaccinare il più possibile è l’unica strada»

Il titolare del negozio Nigi di via Ridolfi: «Perché si potranno acquistare i calzini e non una camicia?»

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EMPOLI. Vaccinare il più velocemente possibile, altrimenti non se ne esce. Alla vigilia dell'entrata in “zona rossa” Covid, ched scatterà da lunedì 22 marzo, il malumore generale ovviamente sicuramente le categorie più colpite da queste restrizioni, in particolar modo la ristorazione e il commercio. Anche a Empoli per alcune attività simbolo di questi settori, andare avanti diventa ancora più complicato. «Per i ristoranti andare in “zona rossa” non comporta cambiamenti tanto, come prima, saremo sempre chiusi sia per il pranzo che per la cena – commenta Francesco Di Benedetto de “La Ghiotta” di via Vincenzo Chiarugi – aumenterà però il tempo in cui dovremo aspettare per tornare ad avere una “zona colore” migliore. Tornati al giallo potremo solo fare pranzi e il timone è quello di andare alla lunga, ormai la paura è già rivolta all'estate».

Di Benedetto è molto preoccupato dalla situazione: «Noi l'asporto non lo facciamo, non è conveniente – prosegue – io che non faccio la pizza avevo anche investito 4mila euro per un forno, temendo le nuove chiusure. Alla fine come l'ho installato l'ho smontato. Ti accorgi, a lungo andare, che quel poco che entra poi viene mangiato dalle bollette che arrivano nei mesi successivi per l'utilizzo di cucina e frigoriferi. Questa è l'ultima volta: se dovessero arrivare ulteriori restrizioni come questa, chiuderò definitivamente».
Il terrore, adesso è legato anche alla questione degli indennizzi: «Negli ultimi sei mesi sono arrivate le bollette da pagare – conclude il ristoratore – ho saldato gli affitti per il 40 per cento, poi con duemila euro di “ristori” dove vogliamo andare? Siamo massacrati da ogni punto di vista, sembra che il settore cucina voglia essere messo tutto da parte e a guadagnarci saranno solo le grandi catene della ristorazione».

Nel commercio al dettaglio una categoria che dovrà cessare le vendite è quella dell'abbigliamento per adulti: «Il paradosso – spiega l'imprenditore Enzo Nigi dell'omonimo negozio di via Cosimo Ridolfi – è che io vendo intimo e vestiario. In "zona rossa" uno in negozio può comprare un paio di calzini, poi vede una bella camicia e io sono costretto a non venderla. Questo cosa ha a che rivedere con Coronavirus? Sono misure insensate e il rischio è che, con questa sequela di decisioni della classe dirigente, rischiamo di arrivare al punto in cui le persone sceglieranno di non seguirle più». Lo storico esercente empolese su come intervenire non ha dubbi: «Qui bisogna vaccinare senza sosta tutte le categorie a rischio e permettere agli altri di circolare liberamente – è il pensiero di Nigi – altrimenti senza soluzioni decisive e non all'acqua di rose non ne usciremo. Se mancano i vaccini per la campagna è una colpa grave: eppure quando si vota, 40 milioni di persone in un giorno si spostano, bisognerebbe fosse così anche per la somministrazione. Altrimenti siamo in un momento in cui, guardando il mio settore, non ci sono cerimonie, non si va al cinema né al teatro, quindi come facciamo, ci compriamo una cravatta per andare a portare fuori la spazzatura?».

Molto sforzo è stato chiesto anche al settore della bellezza. «Nel nostro caso – spiega Daiano Santini dell'azienda di famiglia di via Vico – siamo arrivati a questo periodo allungando le ore di lavoro per dare più opportunità al cliente. Il momento non è positivo per nessuno, sicuramente ci sono ambiti come la ristorazione che non potendo aprire da tempo sono messi peggio. L'unica speranza adesso è quella per cui vadano avanti i vaccini e a ottobre non si sia punto e a capo. Come “I Santini” utilizzeremo questo periodo di “rosso” per formazione interna e aggiornamenti». —


 

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