Italia
Carenza di materie prime e costi alti Le aziende della plastica sono in difficoltà
Irplast : «A tutti manca la resina acrilica fondamentale per la colla». Termoplast: «C’è una speculazione in corso»
Giacomo Bertelli
EMPOLI. Carenza di materie prime e significativi aumenti di prezzo per il reperimento delle stesse. È un momento complicato per il mondo della plastica e tale problematica interessa anche l’Empolese Valdelsa. Due colossi del territorio ad esempio, l’Irplast di Empoli e la Termoplast di Gambassi Terme, stanno già sentendo gli effetti di quanto sta avvenendo e stanno cercando con le (poche) armi a disposizione di difendersi da un ulteriore peggioramento che potrebbe arrivare fra la fine di marzo e gli inizi di aprile. Reperire le materie prime di fronte a multinazionali che comandano il mercato, dà l’idea di una battaglia molto delicata ma sulla quale le aziende del territorio possono contare sulla loro forza e capacità di reagire che da anni le contraddistingue. Dietro l’angolo vi potrebbe essere il rischio di una produzione ridotta, la quale genererebbe poi una carenza di prodotti in plastica come imballaggi alimentari, componenti per l’edilizia e l’industria automobilistica, definita tecnicamente shortage. Una situazione a livello internazionale che potrebbe colpire anche altre aziende dell’indotto del territorio dell’Empolese Valdelsa le quali sono state costrette in alcuni frangenti ad allentare i progetti in essere, a causa del covid 19.
Ora, la forza delle multinazionali, si fa sentire anche per le materie prime, e questa può essere un’ulteriore mazzata che anche aziende ben consolidate devono cercare di fronteggiare ad armi non pari.
A parlare è l’ad di Irplast, Fausto Cosi: «Siamo di fronte a un cortocircuito di materie prime, provenienti dall’Asia. Già a dicembre abbiamo registrato un rialzo dei costi pari al 40%. La nostra realtà, grazie alla filiera integrata, riesce in parte a sopperire alla necessità di disponibilità di materie prime, con il supporto degli stabilimenti localizzati in Abruzzo. Quella che manca a tutti è la resina acrilica, fondamentale per colla, collegata alla plastica. Anche i nostri principali fornitori, facendo un esempio di 10 carichi, ne consegnano 5. Da quello che ci hanno comunicato il peggio potrebbe arrivare a fine marzo e questa è una potenziale problematica da scongiurare, ci sono decine di ordini sul tavolo. Abbiamo rallentato alcuni progetti di sviluppo, non potendo visitare i clienti a causa del covid ma abbiamo registrato un forte incremento di fatturato, con una ingente richiesta di etichette per la grande distribuzione, mentre è avvenuta una contrazione per etichette legate a dimensioni da passeggio».
Le materie prime infatti convergono in questo momento tutta la loro attenzione per la realizzazione di mascherine e camici, interessando soprattutto il settore tessile. Nel mentre i costi sono saliti esponenzialmente. In Valdelsa, a Badia a Cerreto, frazione del comune di Gambassi Terme, trova spazio la Termoplast della famiglia Barnini che proprio recentemente ha ottenuto una preziosa certificazione “Plastica seconda vita”, dove si evidenzia l’utilizzo di materiali per prodotti, ottenuti dalla valorizzazione dei rifiuti plastici, provenienti dalla raccolta differenziata e scarto industriale. «Si è aggiunto uno degli scenari più tragici nella storia dei materiali plastici. Per la prima volta ci troviamo di fronte ad una delle carenze di materie prime più drammatiche. Vi sono in corso azioni speculative, che hanno causato aumenti della materia prima fino all’80% in 3 mesi, creando scompensi soprattutto sul mercato europeo. Qualora dovesse proseguire questa situazione vi saranno problemi anche per la grande distribuzione che, in carenza dei materiali tecnici che produciamo per gli imballaggi alimentari e medicali, avranno difficoltà ad immettere sul mercato anche i beni di prima necessità. Da 53 anni siamo in piedi e punteremo alla massima collaborazione con tutti i soggetti che si affidano alla nostra realtà» fa sapere l’azienda. Allo studio la possibilità di dar vita ad una class action tra tutti i produttori e attori della filiera che, insieme alle associazioni di categoria, cercherà di far sentire la voce di protesta e lanciare un messaggio diretto. –
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