Il Tirreno

Empoli

«Le violenze, poi la libertà riconquistata»

Daniele Dei
Stop violenza sulle donne: 8 marzo 2021
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Stop violenza sulle donne: 8 marzo 2021

Empoli, una giovane madre di tre figli piccoli, dopo anni di botte e soprusi, alla fine ha trovato il coraggio di denunciare il marito

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EMPOLI. Un anno dopo, un lento cammino verso la normalità. La storia di Michela – il nome è di fantasia – 30enne residente nell'Empolese, ci ricorda che la piaga dei diritti negati alle donne è all'ordine del giorno alla vigilia della giornata internazionale dell'8 marzo. La storia è stata raccolta attraverso i volontari del Centro Lilith di Empoli, i quali hanno aiutato la giovane a uscire da una situazione domestica drammatica. Un esempio, purtroppo tra i tanti, di come nell'anno del Covid, in particolar modo dei mesi di blocco totale, difficoltà già presenti si sono ulteriormente calcificate. «Ho tre figli piccoli e non ho un lavoro – spiega Michela – la mia situazione si trascinava dietro da tempo. Mio marito aveva tentato di strangolarmi, sono stata obbligata da lui ad avere rapporti sessuali, la sera spesso tornava a casa ubriaco. Quando vedevo che a una certa ora non era tornato a casa, andavo a dormire nella camera dei miei figli, sperando che lui non entrasse per non svegliare i bambini. Temevo che avrebbe potuto colpirmi». Un anno fa esatto l'episodio culminante: «Quella sera è entrato nella cameretta – prosegue la donna – mi ha presa con la forza, picchiata, portata nella nostra stanza. A quel punto sono scappata, mi sono rifugiata in un punto sicuro, ho chiesto aiuto alle forze dell'ordine che mi hanno portato al pronto soccorso di Empoli». Inizialmente Michela non ha raccontato agli operatori ospedalieri come questo era solo l'ultimo degli episodi, ma i servizi sociali sono stati coinvolti per la valutazione del caso, riuscendo poi a scavare nel suo passato capendo più a fondo il problema.

«Era il periodo del "lockdown" – racconta – con le precauzioni necessarie sono riuscita a incontrare i servizi sociali. C'è stata una soluzione risolutiva dell'accaduto: il magistrato ha disposto l'allontanamento di mio marito dal nucleo familiare, inoltre non avendo reddito sono stati attivati dei servizi che mi hanno aiutata, come i buoni spesa alimentari. La Lilith mi ha fornito un supporto psicologico e legale, il tribunale ha agito con un provvedimento tempestivo». Oggi le cose sono migliorate, ma il traguardo non è stato ancora raggiunto: «Ho ancora bisogno di essere supportata – conclude Michela – il provvedimento giudiziario mi ha permesso di vivere una nuova vita senza violenza e senza che i miei figli assistessero ad altre botte. Ancora però non lavoro, c'è una crisi generale e mio marito era l'unica fonte di reddito. Ci siamo liberati della violenza ma la sfida dell'autonomia è ancora aperta».

L'attività del Centro Aiuto Donna Lilith

 Nel 2020 sono state 133 le nuove prese in carico dal Centro Aiuto Donna Lilith, afferente alle Pubbliche Assistenze Riunite di Empoli, di donne che hanno subito atti di violenza e persecuzione, per un totale di 391 accessi al servizio. I dati sono forniti dalla stessa associazione, la quale ha fatto fronte anche a vari atti di accoglienza in protezione i quali, in tutto, hanno interessato 43 donne e 36 minori.
Sempre lo scorso anno, il personale di Lilith ha garantito quasi 1.500 ore di colloqui di affiancamento psicologico e altre 1.300 di supporto a minori vittime di violenza assistita. Per quantificare quanto questo servizio sia importante nella rete antiviolenza dell'Empolese Valdelsa, considerando infatti come Lilith abbia disseminati sul territorio 13 sportelli, sono state contate 156 ore di colloqui per consulenza legale, 108 di orientamento lavorativo e 125 per favorire percorsi di autonomia abitativa.
«Il Centro Aiuto Donna Lilith – commenta Eleonora Gallerini, presidente delle Pubbliche Assistenze Riunite – fornisce alle donne che subiscono violenza un supporto psicologico, assistenza legale e accoglienza quando l’incolumità della donna è fortemente a rischio. Con l’emergenza Covid-19 il centro ha assicurato a tutte le donne, sia sole che con figli, un periodo di quarantena di 15 giorni prima di essere inserite nelle case rifugio. In questa maniera, è stato possibile assicurare la continuità del servizio, senza nessuna interruzione neppure durante il blocco totale della passata primavera».
Al momento sono tre le case rifugio a indirizzo segreto a disposizione di Lilith, per l’accoglienza in protezione di donne e minori costretti a lasciare la propria abitazione a fronte di un elevato rischio per la propria incolumità.
A queste, due anni fa, si è aggiunta "Casa Matilda", una struttura di accoglienza post emergenza per un lavoro sull’autonomia lavorativa e abitativa, aperta nell'ex Hotel Vittoria di via Carrucci a Empoli.

«Nel lockdown le donne si sono sentite più sole»

Difficoltà come quella di Michela e tante altre donne purtroppo sono il pane quotidiano di Maya Albano, presidente della commissione Pari Opportunità del Comune di Empoli ma anche psicologa e direttrice del Centro Lilith. «Pochissime sono le situazioni nate nel “lockdown” – spiega – piuttosto in quel periodo si sono aggravate. In questo anno di Covid abbiamo notato come, pur mantenendo i nostri servizi, le donne bisognose di aiuto avvertivano una maggiore solitudine, temevano una mancanza di attenzioni». Albano vuole sfatare un tabù: «Non è detto che dove accade violenza domestica ci sia un disagio socio economico – prosegue la psicologa – piuttosto quella che c'è nella maggioranza di casi è una disparità nell'autonomia finanziaria tra i due partner, qui si crea la subalternità. Rispetto al "lockdown" i flussi ai nostri servizi sono tornati ai numeri attesi». Sabato 13 marzo alle 15, in diretta Facebook, Lilith presenta una ricerca finanziata dalla Regione: «Questa – conclude Albano – ha dimostrato come si tenda generalmente a coinvolgere prima la rete informale, come i conoscenti. Alle forze dell'ordine si arriva in maniera emergenziale: la richiesta di aiuto scatta dopo anni di soprusi, con tentativi di coinvolgimento del partner e della sua famiglia». —.

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