Benedizioni bloccate per Covid «Preghiere collettive nelle piazze»
L’idea di don Cristiani, arciprete di Fucecchio: «Possiamo utilizzare anche i campi sportivi .Poi il parroco passerà sotto le case di chi ne farà richiesta»
Marco Sabia
FUCECCHIO. In tempo di pandemia e di necessità di evitare ogni contatto “superfluo”, anche le benedizioni in vista della Pasqua sono diventate un problema di complicata risoluzione; eppure sarebbe stato impossibile anche soltanto pensarlo un anno fa, quando di coronavirus avevano sentito parlare solo gli addetti ai lavori.
La Cei – Conferenza Episcopale Italiana – ha dato indicazione di non andare per le case a dare la tradizionale benedizione pasquale, per tutelare sia i parroci (tra l’altro spesso anziani) che le persone da un potenziale contagio da coronavirus.
Quindi come fare? Un’idea originale arriva da Fucecchio, in particolare da don Andrea Pio Cristiani, arciprete di Fucecchio: «Personalmente – spiega il parroco – credo sia meglio evitare i rischi, per noi e per chi andiamo ad incontrare in casa. In questo senso sabato proporrò nel prossimo consiglio pastorale di organizzare delle preghiere collettive in grandi zone all’aperto, come una piazza o il campo sportivo. Potremmo dividere la parrocchia in sezioni e per ognuna di esse individuare un’area dove raccoglierci in preghiera all’aperto rispettando le norme di sicurezza. E poi, per chi vorrà, potremo andare a benedire le case dall’esterno, senza entrare dentro. Come si legge nella Bibbia “Sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui”. Potrebbe essere un bel momento di condivisione con le famiglie, senza esporsi a rischi. Con la speranza di non andare incontro a periodi ancora peggiori e auspicando che i vaccini inizino ad arrivare con abbondanza, perché con questo ritmo l’immunità di gregge è molto lontana da venire».
La proposta di don Cristiani è sicuramente originale ma va nella direzione di trovare un compromesso tra un rito religioso che fa parte della cultura italiana e l’importanza di evitare contatti con persone che non fanno parte del nucleo familiare. Chiaramente la situazione rimane in divenire, perché i prossimi provvedimenti del neonato governo potrebbero delineare un quadro diverso, in un senso più restrittivo o permissivo.
I preti che fanno riferimento alla parrocchia della Collegiata, se l’idea del fondatore del Movimento Shalom venisse approvata, dovranno quindi dividersi le zone dove andare a benedire e dove organizzare i momenti di preghiera collettiva; insomma come sempre, senza però varcare il cancello e/o la porta di casa e uscendo dalla chiesa, come chiesto anche da Papa Francesco.
Chissà che questa proposta non venga ripresa da altri colleghi di don Andrea Cristiani, che ricevono da settimane domande sulla possibilità di avere come da tradizione la benedizione in vista delle festività pasquali. —
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