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Empoli

l’emergenza coronavirus 

Bagnoli: «Ancora tanti pazienti sono alle prese col post-Covid»

Gian Ugo Berti
Il dottor Roberto Bagnoli
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Il dottor Roberto Bagnoli

Il medico di base alla Casa della Salute di Empoli racconta come ha vissuto l’ultimo anno ” in trincea” impegnato a combattere contro un nemico invisibile

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EMPOLI. “La paura – dice un proverbio – è fatta di nulla. ” Ma non l’hanno pensata così medici e personale sanitario che si sono trovati “in trincea” davanti ad un nemico invisibile, il Coronavirus e privi d’ogni punto di riferimento clinico e strutturale. È il senso dell’esperienza d’uno di loro, Roberto Bagnoli, medico di base alla Casa della Salute di Empoli.

L’anno scorso, di questi i medici di famiglia si sono trovati ad affrontare la pandemia in assenza d’informazioni ed attrezzature. Elementi che hanno fatto nascere la paura, ma anche la volontà d’assistere malati con sintomi sconosciuti. Sono 300 quelli deceduti, oltre a infermieri e farmacisti. Cos’è la paura per un medico davanti ad un quadro clinico mai visto? Si rendeva conto di rischiare la vita?

«Di fronte al dilagare d’un virus sconosciuto, i medici ed il personale sanitario, possono aver provato paura, con la consapevolezza che l’essere in prima linea li abbia esposti a notevoli rischi, oltre ad un sentimento di “rassegnazione” per il tipo di lavoro cui si sono trovati di fronte, con uno stravolgimento dei rapporti con le persone, reso più complesso dalle precauzioni da osservare ed un carico burocratico cui non erano “abituati”. Continueremo, impegnandoci nella cura dei pazienti, in particolare i più fragili. I decessi fra medici, infermieri, operatori sanitari, volontari confermano attenzione e dedizione al lavoro e alla cura dei malati. Rimane il rischio, ma ciò che rendeva più difficile il lavoro era la sensazione d’impotenza per una malattia di cui non avevamo conoscenza. Oggi disponiamo di protocolli che aiutano molto nella gestione dell’infezione e delle conseguenze, ma la situazione è impegnativa e lontana dall’essere risolta. Nessuno si tira indietro. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, del rispetto dei protocolli di sicurezza e distanziamento sociale. È una questione di salute pubblica, una sfida da dominare e vincere insieme».

Gli effetti collaterali a distanza sono notevoli. Si parla di sindrome post – covid, che coinvolge organi ed apparati. Ha riscontrato casi fra i suoi pazienti?

«Fra i miei pazienti, in particolare fra i ricoverati per complicazioni polmonari, alcuni hanno presentato principalmente astenia, che si è prolungata anche dopo la guarigione. I pazienti dimessi sono seguiti dalle strutture sanitarie pubbliche per controllare l’evoluzione le possibili sequele, a medio termine. Al momento è difficile stabilire quelle a lungo termine, perché non abbiamo una conoscenza completa. Non sottovalutiamo altri aspetti legati ai periodi di isolamento “forzato”, con un peggioramento psicologico, l’insorgere di depressioni, disturbi nei comportamenti alimentari o forme di fobia fra i più giovani, le difficoltà dei malati cronici e l’isolamento sofferto dai bambini».

Le notizie sull’efficacia di alcuni vaccini, lasciano perplessi. Sarebbe un errore vaccinare con un prodotto fuori dai limiti d’età consigliati, solo per procedere nella vaccinazione di massa?

«Sostengo le campagne vaccinali in genere e quella anti-covid. Mi sono già vaccinato. È una della armi migliori per circoscrivere la diffusione e sconfiggere la malattia, Occorrerà tempo per l’ “immunità di gregge”. Non potremo abbandonare le misure di prevenzione e nemmeno completamente le restrizioni».

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